sabato 17 aprile 2010

Anche a Washington vittime in piazza davanti all’ambasciata

l’Unità 4.4.10
Anche a Washington vittime in piazza davanti all’ambasciata
Non solo le iniziative della Snap. Negli Stati Uniti scende il gradimento di Benedetto XVI. Lo criticano due americani su tre, lo apprezza solo 1 cattolico su 5
di Rachele Gonnelli

I cattolici statunitensi cominciano a non credere più all’infallibilità del Papa. Di questo papa Benedetto XVI, in rapporto al suo operato di fronte al fenomeno dei preti pedofili. Soltanto un cattolico su cinque giudica bene l’atteggiamento preso a questo riguardo dal pontefice arrivato al Sacro Soglio nell’aprile di cinque anni fa. Due americani su tre, incluso la maggioranza di quelli di religione cattolica, ne dà addirittura un cattivo giudizio. Il sondaggio è stato realizzato dalla Cbs, uno dei maggiori network televisivi, e realizzato tramite interviste telefoniche su un campione selezionato di 858 cittadini Usa tra il 29 marzo e il 1 aprile. Ciò che impressiona di più è però il confronto con i risultati delle interviste realizzate nel 2006.
In quattro anni quelli che si esprimono con un police verso nei confronti di papa Ratzinger sono passati dal 4 al 24%, aumentando di 10 punti anche tra i cattolici. Sempre tra i cattolici chi si definisce «indeciso», non condanna ma neanche si sente di assolvere il papa, è il 36%, venti punti in più di quattro anni fa. I consensi nell’operato di Ratzinger, di cattolici e non, sono crollati del 13 percento. E tutto ciò è successo prima delle ultime polemiche sulle parole del predicatore della Casa Pontificia, Raniero Cantalamessa che ha paragonato le accuse alla Chiesa di Roma per pedofilia all’antisemitismo. Parole che hanno sollevato un coro di sdegno nelle comunità ebraiche di mezzo mondo ma che hanno indignato anche una non trascurabile parte dei cattolici.
Sotto l’ambasciata vaticana a Washington Dc, ieri mattina si è svolta una piccola manifestazione di protesta nei confronti dell’incauto paragone di Cantalamessa. Ad organizzarla era ancora una volta la signora dai capelli rossi che tanti incubi sta causando alle alte gerarchie della Santa Sede: la signora Barbara Blaine, presidente e fondatrice dell’organizzazione cattolica Snap, acronimo di Survivors Network of Those Abused by Priest, la rete dei sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti. È lei stessa stata vittima di violenza sessuale da parte di un prete, dal 1969 al 1974, e a partire dal 1988 ha iniziato a raccogliere testimonianze e prove di colpevolezza e ad aiutare le altre vittime con cui veniva a contatto, prima a Chicago, la sua città, poi nel resto degli Usa e in Canada. Oggi ne rappresenta 9mila, la rete Snap ha aperto uffici in Europa e «stanato» una quarantina di prelati che, in fuga dagli Usa, si erano rifugiati in Messico, la nazione con la più alta concentrazione di fedeli cattolici del mondo dopo il Brasile. La signora Blaine li ha scovati anche lì, seguendone le tracce sulla scia di quello che faceva il Centro Wiesenthal. Non solo. È ancora lo Snap, nella persona di un altro dei cinque soci fondatori, Peter Isely, ad aver spinto a parlare con la stampa una delle vittime di Lawrence Murphy, violentatore di bambini sordi in una scuola del Wisconsin. Quelle denunce sono alla base dei dossier del New York Times. La signora rossa non perdona.

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