martedì 27 aprile 2010

Roma, vittime accusano il cardinal vicario: non agì contro gli abusi

l’Unità 9.4.10
I legali delle vittime di pedofilia chiamano in causa AgostinoVallini
La difesa: «Ho agito con rigore». L’Economist: Chiesa medievale
Roma, vittime accusano il cardinal vicario: non agì contro gli abusi
Vittime di un prete pedofilo morto suicida accusano il cardinale vicario del Papa, Vallini: quando era vescovo di Albano non intervenne. La replica: quel prete è stato subito sospeso a divinis. Si è scelto il rigore.
di Roberto Monteforte

Lo scandalo pedofilia rischia di colpire anche il vicario del Papa per la diocesi di Roma, cardinale Agostino Vallini. L’accusa è pesante. Riguarda il periodo in cui il porporato era vescovo di Albano. Nel 2006 avrebbe «coperto» un prete pedofilo, don Marco Agostini, ex parroco a Pomezia (Roma), poi arrestato e morto suicida. Nega ogni responsabilà o sottovalutazione il porporato, che anzi, sottolinea: «Ho agito con rigore».
«Quando alcuni anni fa ci rivolgemmo al vescovo di Albano di allora, ora cardinale vicario Agostino Vallini, per denunciare gli atti di pedofilia di don Marco, il vescovo ci disse che “al momento erano solo chiacchiere”. Poi ci spiegò che avrebbe preso provvedimenti, ma don Marco non fu denunciato alla polizia nè interdetto dal sacerdozio, fu solo trasferito ad Assisi, dove vedeva altri giovani». Parla così una delle presunte vittime dell'ex parroco coinvolto nell'aprile 2006 in un'indagine sulla pedofilia condotta dagli agenti della squadra mobile di Roma. Don Marco è morto suicida a Roma nell'agosto 2006 mentre era agli arresti domiciliari. Era stato arrestato il 5 aprile dello stesso anno dagli agenti che avevano fatto luce su una brutta storia di violenze e soprusi a danno di minori. L’arresto è avvenuto ad Assisi, dove il religioso era stato trasferito nel 2002. «Stiamo valutando un’azione civile autonoma nei confronti della curia di Albano afferma l’avvocato Romano, legale delle vittime perché all’epoca dei fatti non avrebbe fatto nulla per impedire gli abusi per cui è responsabile civile». La richiesta è di risarcimento dei danni morali.
LA VERITÀ DEL CARDINALE
Completamente diversa è la ricostruzione dei fatti fornita dal cardinale Vallini. Intanto si chiarisce che don Marco non era un prete della diocesi, ma apparteneva all’Ordine degli Oblati di San Francesco di Sales e che svolgeva il ministero pastorale nella parrocchia di San Benedetto a Pomezia affidata a quei religiosi. Quindi non dipendeva «direttamente» dal vescovo. Il quale però, informato dei fatti, intervenne tempestivamente. Il prete fu immediatamente sospeso «a divinis» e che ne fu chiesto al legittimo superiore (quindi al superiore del suo Ordine) «l’immediato trasferimento ad altra sede, senza l'esercizio del ministero». Nei fatti don Marco non avrebbe potuto più svolgere attività da sacerdote. Comunque non sarebbe stato l’allora monsignor Vallini a trasferirlo ad Assisi. In conclusione si sarebbe praticata la via del rigore e questo malgrado «le forti reazioni al trasferimento dell’ex parroco da parte della popolazione di Pomezia». Questo, ribadisce in una nota Vallini, ancora prima che venisse appurata la «veridicità dei fatti». Nessuna sottovalutazione, quindi. Due verità a confronto. Andrebbero meglio chiarite date e circostanze, azione canonica e collaborazione con la magistratura. Quello che emerge è che il bubbone pedofilia rischia di esplodere anche in Italia, anche nella diocesi del Papa. Proprio nel giorno in cui il segretario di Stato, cardinale Bertone parla del «profondo dolore di Papa» per «i sacerdoti infedeli» e rilancia la teoria del «complotto» evocata dal decano del collegio, cardinalizio Angelo Sodano. La curia fa muro proprio mentre lo scandalo cresce. Ieri vi è stato
il «mea culpa» dei vescovi di Malta.
IL COMPLOTTO TEORIA SBAGLIATA
Il gridare al «complotto», alla «cospirazione» e al «chiacchiericcio» danneggia, anziché aiutare, l'immagine del Vaticano. Lo scrive l’Economist che parla di Chiesa medievale. Mentre si hanno argomenti robusti da utilizzare, si preferisce seguire lo stile usato con successo da Berlusconi: «Gli accusati nei vari scandali che adottano il ruolo delle vittime». Sui buoni argomenti del Papa e della Chiesa, interviene anche Famiglia Cristiana. Titola: «Il Papa agisce, gli Stati no».

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