lunedì 5 aprile 2010

La Chiesa tra scandali e privilegi medievali

La Repubblica 30.3.10
La Chiesa tra scandali e privilegi medievali
risponde Corrado Augias

Caro Augias, il termine clericale, di cui si parla, ha origine medievale. Indicava persone con alcuni privilegi tra cui il 'Privilegium fori', cioè la possibilità di essere giudicato solo dai tribunali ecclesiastici in base al diritto canonico. (V. Antonio Banfi, Habent Illi Iudices Suos. Giuffrè, 2005). Oggi non può essere così, ma l'organizzazione della Chiesa (il Vaticano è Stato indipendente e teocratico con logiche stataliste) cerca di conservare la giurisdizione sui propri membri. Vale per i casi di pedofilia «vecchi», ma si ripete con il cadavere di una giovane trovato nella chiesa di Potenza, con la mancata comunicazione del ritrovamento alla polizia (un cittadino che si comportasse così sarebbe indagato per occultamento di cadavere, credo). Le reazioni della Chiesa non sono diverse da quella di altre organizzazioni di fronte a gravi crisi. Il sociologo Giuseppe Bonazzi ha studiato il fenomeno («Pour une sociologie du bouc émissaire dans les organisation complexes») spiegando che quando avviene una crisi al loro interno si verificano dei riallineamenti e qualcuno paga (il capro espiatorio) e in genere chi paga non sono i vecchi uomini di potere e neppure le opposizioni tradizionali, ma persone o gruppi che stanno cercando di cambiare qualcosa. Chi sarà il capro espiatorio?
Guido Martinotti guido.martinotti@unimib. it

N on sappiamo chi (e se) alla fine pagherà per la dimensione, addirittura planetaria dello scandalo; i tempi della Chiesa (a volte) sono lunghi. Sappiamo solo che il 'privilegio giurisdizionale' è tuttora vigente in un'organizzazione che possiede la particolarità unica di potersi presentare, secondo casi e convenienze, come religione e culto oppure come potenza statale. Nelle circostanze gravi comunque l'organizzazione si è sempre dimostrata custode gelosissima delle sue prerogative. Così per esempio in occasione del triplice omicidio avvenuto in Vaticano (maggio 1998) quando Alois Estermann, Comandante della Guardia Svizzera; sua moglie Gladys Meza Romero e l'alabardiere Cedric Tornay, vennero uccisi da un'arma da fuoco. Nessuna collaborazione con gli inquirenti italiani e udienza negata perfino alla madre del povero Tornay nonostante suppliche personali e ingiunzioni legali. Uguale comportamento per la scomparsa di Emanuela Orlandi. I magistrati italiani lamentarono nei loro atti la mancata collaborazione della Santa Sede. Idem in occasione dello spaventoso scandalo Ior (banca vaticana); anche in quel caso omissioni e distorsioni. Non stupisce quindi che a Potenza l'attuale viceparroco (e il vecchio parroco dell'epoca) nulla abbiano detto sul ritrovamento della povera Elisa nella soffitta della chiesa. E che sui preti pedofili il silenzio sia stato mantenuto fino a quando lo scandalo è diventato incontenibile. Nel 2002 negli Usa, ora in Europa.

Nessun commento: