martedì 4 maggio 2010

Condannato (per pedofilia) il prete anti-pedofili Aveva inventato un filtro Internet per i minori

il Fatto 8.4.10
Condannato (per pedofilia) il prete anti-pedofili Aveva inventato un filtro Internet per i minori
di Giorgio Mazzola

L’acqua è buona, ma se non è pura va filtrata. Come Internet”. Con questo slogan il sito www.davide.it presenta il suo filtro “Davide 2.0”, software in grado di proteggere l’utente dalla visione di siti “inadatti ai minori” con contenuti pornografici, pedo-pornografici, violenza, satanismo e via dicendo. Lo ha inventato, nel 2000, un sacerdote piemontese, don Ilario Rolle, 59 anni, fino a pochi mesi fa parroco della chiesa di Santa Gianna Beretta Molla a Venaria Reale, a nord di Torino. Un impegno a favore dei minori che nel 2003 (come scrive egli stesso nella sua pagina personale in rete) gli valse il “mandato” da parte della Curia di Torino “a lavorare sulla rete internet”. L’attività del parroco antipedofilia si è però interrotta; don Rolle, infatti, è stato esonerato – su sua richiesta – dal servizio parrocchiale lo scorso dicembre. Motivo, una sentenza di condanna a 3 anni e 8 mesi per pedofilia emessa con rito abbreviato dal gip di Torino Cristiano Trevisan, di cui ieri sono state rese note le motivazioni. L’uomo, nel 2007, avrebbe abusato di un dodicenne durante un campo estivo ad Ala di Stura, accogliendolo nottetempo nel suo letto e lasciandosi andare “ad atteggiamenti – si legge nella motivazione – in cui non è possibile cogliere i tratti di alcuna innocente manifestazione di affetto, bensì elementi tipici ed evidenti di un abuso sessuale”. In poche parole, carezze e baci sulle labbra non esattamente convenienti. Dunque la decisione della Curia torinese di affidare al parroco di Venaria un incarico tanto importante e delicato è stata una scelta sfortunata? Non esattamente, diciamo pure che è stata incauta. Don Ilario, infatti, era già incappato in disavventure simili. Nel 1990, quando ancora era parroco di Vallongo, piccola frazione di Carmagnola (dove il sacerdote aveva creato un “Pronto soccorso sociale” per l’ospitalità di minori e giovani in situazioni di disagio), fu rinviato a giudizio, insieme ad altri imputati, proprio per pedofilia. Ne uscì con una sentenza di non luogo a procedere grazie a un vizio di forma: la denuncia della madre del minore, vittima degli abusi, non era stata presentata nei termini di legge. Sulla base delle testimonianze di quel ragazzo – definito dal Tribunale “pienamente credibile” – fu però condannato il principale coimputato, un avvocato torinese di 35 anni. Il racconto della vittima coinvolgeva anche il sacerdote e il suo contenuto, allegato agli atti del processo di primo grado da poco concluso, sembra andare ben al di là di equivoche manifestazioni di “affetto”. E non solo, sempre nel 2007, don Ilario denunciò per estorsione un giovane rumeno che minacciava di rendere note le particolari “attenzioni” che il ragazzo avrebbe ricevuto dal parroco di Vallongo. Insomma, la fama di padre Rolle (che, va da sé, ha diritto alla presunzione di non colpevolezza fino al giudizio definitivo) non era esattamente limpida; eppure in Piemonte godeva di un’investitura istituzionale come prete anti-pedofilia. La Curia ribadisce quanto comunicato in una nota lo scorso dicembre: “Profondamente meravigliati e amareggiati per la sentenza di condanna inflitta a don Ilario Rolle – si legge – affermiamo il nostro rispetto per il lavoro della magistratura e nello stesso tempo confermiamo la stima e la fiducia nei confronti del sacerdote, riconoscendo il valore positivo del serio lavoro educativo svolto da anni a tutela dei minori”. E dello stesso avviso sembrano essere i 385 membri del gruppo “Grazie don Ilario Rolle” su Facebook.

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