mercoledì 19 maggio 2010

«Nessun complotto. Sulla pedofilia la Chiesa dica la verità»

l’Unità 8.4.10
Intervista a Dacia Maraini
«Nessun complotto. Sulla pedofilia la Chiesa dica la verità»
La scrittrice: «Portare alla luce lo scandalo non significa attaccare il Papa. Alla base di tutto c’è un tabù sessuale, proibire nasconde il problema»
di Umberto De Giovannangeli

L’idea che portando alla luce i casi di pedofilia si voglia attaccare il Papa, questo Papa, è un automatismo che trovo sbagliato. Quello della Chiesa è un eccesso di difesa, una cattiva difesa». A sostenerlo è una delle più affermate e impegnate scrittrici italiane: Dacia Maraini. «Non vi è dubbio rileva Maraini che uno dei problemi della Chiesa sia il tabù sessuale. La proibizione non elimina un problema, lo sposta, lo nasconde». «A nessuno riflette la scrittrice fa piacere veder esplodere scandali in casa propria. Ma se succede bisogna prendere le distanze, contribuendo all’accertamento della verità, anche la più dolorosa. Altrimenti si diventa complici».
Quale idea si è fatta di quello che negli Stati Uniti hanno definito l’Altargate»? «Penso che ci sia una verità che da buoni cristiani andrebbe affrontata con coraggio. L’idea che portando alla luce quest casi di pedofilia si voglia attaccare il Papa, questo Papa, mi pare francamente una forzatura, un automatismo che trovo sbagliato. Diciamo che si tratta di un eccesso di difesa. Non penso che sia arroccandosi e gridando al complotto che la Chiesa riesca a difendere il suo buon nome. Ben altre strade dovrebbe percorrere...».
Quale, ad esempio?
«L’unico modo di contrastare questo scandalo da parte della Chiesa è quello di portare degli esempi di preti virtuosi, ma non dal punto di vista sessuale. Virtuosi per il loro impegno civile, per il coraggio di scelte che educano i parrocchiani. Penso al parroco di Sant’Onofrio. Michele Virdò, che ha saputo dire no ai tentativi delle cosche calabresi di infiltrarsi nella processione. Questo è un caso straordinario di coraggio che la Chiesa dovrebbe esaltare, portandolo ad esempio. La Chiesa dovrebbe dire con orgoglio: questi sono i nostri parroci, che fanno cose ammirevoli, e in questo si esprime una beatitudine...».
Invece?
«Invece si grida al complotto come se così facendo si intenda esorcizzare una realtà che certo non deve essere generalizzata, ma neanche taciuta. A nessuno fa piacere che esplodano scandali in casa propria. Ma se succede bisogna prendere le distanze, altrimenti si diviene complici».
C’è chi sostiene che la Chiesa farebbe bene a riflettere sulle conseguenze dell’imposizione del celibato. «Non è da oggi che sostengo che uno dei problemi della Chiesa è il tabù sessuale. Perché la castità che in sé può essere una scelta sublime non può per nessuna ragione essere imposta dall’alto. Una castità imposta porta a delle storture. La sessualità deve avere una qualche forma di espressione. Questa totale negazione da parte della Chiesa porta al sesso clandestino. La proibizione non elimina il problema, lo sposta, lo nasconde...». Cosa si sentirebbe di consigliare alla gerarchia ecclesiastica?
«Direi loro di affrontare questo problema con un po' più di larghezza di vedute e di modernità. Ho letto in questi giorni che nella Chiesa protestante, che non ha imposto ai suoi preti il celibato, i casi di abusi sessuali sono di molto inferiori a quelli denunciati nella Chiesa cattolica: non credo che sia un caso. Penso anche che questa negazione della sessualità abbia una qualche incidenza sullo stesso calo delle vocazioni».
Di fronte all’Altargate c’è chi invoca una Chiesa in mano alle donne... «Ritengo che sia molto negativo che le donne non possano officiare la Messa. È una forma di razzismo che oggi risulta davvero intollerabile. In questo modo, peraltro, la Chiesa nega una parte di se stessa, mostrando mancanza di fiducia e di stima».
In questi giorni diversi esponenti della Chiesa hanno accostato la campagna che punterebbe a Benedetto XVI con l’antisemitismo contro gli ebrei...
«Sono perfettamente d’accordo con le comunità ebraiche. Questo accostamento è offensivo verso gli ebrei che a milioni furono sterminati nelle camere a gas dei lager nazisti. L’averlo solo pensato è un insulto alla loro memoria. L’Olocausto è stato una tragedia che non può essere accostata a nessun altro evento, tanto meno alla vicenda in questione. Chi lo ha fatto dovrebbe vergognarsi».

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