lunedì 17 maggio 2010

La caccia ai soldi della cricca punta al Vaticano

La caccia ai soldi della cricca punta al Vaticano
Il Giornale del 17 maggio 2010

Massimo Malpica

La caccia al tesoro della «cricca» punterebbe ora sul Vaticano. I magistrati delle procure di Firenze e di Roma hanno già avviato gli accertamenti bancari su conti correnti e depositi italiani collegati a Diego Anemone e al suo staff, ad Angelo Balducci, a Claudio Rinaldi e agli altri funzionari della struttura della Ferratella in Laterano.
Sempre lavorando in team, le toghe delle due procure hanno inviato una rogatoria internazionale in Lussemburgo per individuare e bloccare i conti all’estero riferibili agli indagati e a una serie di prestanome (un elenco di 16 nomi e 9 società, tra cui anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini). Ora si starebbe valutando di bussare alle porte dello lor. Scelta dagli esiti incerti, ma quasi obbligata. Molti degli incroci emersi, soprattutto relativamente alle compravendite immobiliari delle «case blu» e ai lavori di ristrutturazione realizzati dalle società di Anemone, hanno infatti come comune denominatore l’altra sponda del Tevere.
Nell’ormai celebre «lista» di Anemone molti degli indirizzi fanno capo alla congregazione di Propaganda Fide. Congregazione della quale era «consultore» lo stesso Balducci. Qualche giorno in un esposto i radicali hanno denunciato presunte irregolarità su una serie di appalti pubblici, alcuni dei quali affidati all’architetto della «cricca» Angelo Zampolini.
Nell’esposto si rimarca che Balducci avrebbe un conto proprio presso lo Ior. Lo rivelò lui stesso, quattro anni fa, interrogato a Potenza da Woodcock per l’inchiesta sui Savoia. Saltò fuori un prestito di 280mila euro «concesso» da Balducci a monsignor Francesco Camaldo, cerimoniere pontificio. Balducci spiegò a Woodcock che aveva girato i soldi «attraverso un conto bancario in Vaticano». E un conto allo lor non è a rischio di segnalazioni di operazioni sospette: gli occhi dell’antiriciclaggio non arrivano Oltretevere.
Una rogatoria potrebbe provarci, ed è quello a cui i pm umbri e toscani stanno pensando, anche se difficilmente il Vaticano concederebbe il suo via libera agli accertamenti nei conti dello Ior.
Si apre così un altro filone «religioso», dopo il tesoretto di Anemone nella cassaforte e nei conti della Banca delle Marche intestati a don Evaldo Biasini, economo della congregazione del Preziosissimo sangue che faceva da cassiere per l’imprenditore. E non è un caso che il religioso sia l’unico non indagato il cui nome è presente nella richiesta di rogatoria inviata in Lussemburgo. Sul fronte interno, arriva oggi sulla scrivania del pm perugini la nuova informativa del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle. Altri controlli incrociati su conti correnti, depositi, assegni circolari e compravendite immobiliari. Il primo documento aveva portato - tardivamente - a rivelare quegli strani acquisti «finanziati» da Zampolini in favore di Scajola e Pittorru.
L’esame dei nuovi accertamenti potrebbe portare a modificare il calendario degli interrogatori. Proprio Zampolini potrebbe arrivare nella procura umbra domani, e non è escluso che prima della fine della settimana i pm Sottani e Tavarnesi spingano per ascoltare l’ex ministro Scajola, e per bissare l’interrogatorio del capo della protezione civile Guido Bertolaso. Troppi punti da chiarire, rispetto a quel verbale del 12 aprile. Da allora sono saltati fuori i lavori effettuati dalla moglie al Salaria Sporting village di Anemone, e quelli di ristrutturazione che Anemone ha svolto a casa di Bertolaso, che nell’elenco dell’imprenditore salta fuori anche per una casa di via Giulia. E anche di questa, ai pm Bertolaso non aveva fatto parola.

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