mercoledì 12 maggio 2010

Norvegia. Si dimette il primo vescovo, la Chiesa fa quadrato

il Fatto 8.4.10
Norvegia. Si dimette il primo vescovo, la Chiesa fa quadrato

Il primo caso di pedofilia in Norvegia riguarda Georg Mueller, vescovo della diocesi di Trondheim, un norvegese di origine tedesca che, quando era ancora semplice sacerdote, abusò di un chierichetto. Mueller ha confessato l’abuso, si è dimesso nel maggio del 2009, ha lasciato la diocesi, si è sottoposto a terapia e da allora non ha alcun incarico pastorale. La versione ufficiale della Santa Sede è stata prontamente fornita dal portavoce vaticano padre Federico Lombardi. E intanto dal Sudafrica, Buti Thlagale, vescovo, ha denunciato che nemmeno la Chiesa cattolica africana è “esente dagli scandali”, anzi “soffre gli stessi mali”. Un’apertura preventiva che, indirettamente, dice molto della strategia della Santa Sede sulla pedofilia. Rispondere tempestivamente, ma anche prevenire. Così, le rivelazioni dell’abuso di Mueller, comparse ieri sulla home page della tv norvegese Nrk, hanno pronto riscontro nella replica del portavoce vaticano. La tv ricordava le dimissioni “improvvise” del vescovo Mueller lo scorso anno, e spiegava che “è stato un abuso sessuale a spingerlo alle dimissioni”. Altri dettagli: la Chiesa avrebbe pagato “tra le 400 e le 500 mila corone” come risarcimento; Mueller scelse di dare immediatamente le dimissioni quando venne informato delle accuse che lo riguardavano; la vittima, secondo il quotidiano norvegese Adresseavisen, era un chierichetto che ha mantenuto il segreto per circa 20 anni. Nrk riporta che il caso è stato inviato al Vaticano, dove è stato valutato arrivando alla conclusione che Mueller, in quel momento vescovo di Trondheim, doveva dimettersi. Nessuna conseguenza penale per Mueller perché, al momento in cui sono state formulate le accuse, il reato era prescritto. La versione ufficiale viene data praticamente subito dalla Sala Stampa Vaticana. Che conferma nei dettagli la storia, e precisa che la vittima “prescritta, ha sempre voluto mantenere l’anonimato”. La Chiesa ha deciso di fare quadrato. È in questa logica che si è inserito l’intervento del cardinal Sodano, segretario di Stato emerito, che ha sostenuto che gli attacchi all’attuale Papa ricordano quelli a Pio XII. Un paragone che non è piaciuto alla Comunità ebraica italiana, già in polemica con le frasi del Venerdì Santo di padre Cantalamessa, predicatore pontificio. Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, sottolinea che “alcuni interventi e alcuni paragoni inappropriati e inopportuni rischiano di creare pericolosi e fuorvianti paralleli storici”. E l’ex presidente dell’Ucei Tullia Zevi dice di trovare questi paragoni “più dannosi che inutili”. (andrea gagliarducci)