mercoledì 5 maggio 2010

“Nessuna copertura”: ma scoppia il caso Oakland

il Fatto 11.4.10
“Nessuna copertura”: ma scoppia il caso Oakland
Dagli Usa nuove accuse a Benedetto XVI e a Wojtyla. Frattini: campagna di violenza e fango
di Andrea Gagliarducci

L’Associated Press attacca, il New York Times affonda. Ieri l’agenzia di stampa internazionale aveva pubblicato una lettera autografata dal cardinale Joseph Ratzinger nel 1985: sconsigliava la riduzione allo stato laicale di Stephen Kiesle, sacerdote californiano in forza nella diocesi di Oakland, con alcuni precedenti con la giustizia, macchiatosi di abusi sui minori. Le ragioni? Una maggiore prudenza e “il bene universale della Chiesa”. Una versione smentita dalla Sala Stampa Vaticana, che prima ha preferito non commentare, poi è intervenuta per ribadire che “Benedetto XVI non coprì il caso”. E che contiene cinque inesattezze, dovute probabilmente a una cattiva traduzione in latino. A cominciare dal fatto che Kiesle, nel 1985, aveva chiesto lui la riduzione allo stato lai-
cale, e non gli era stata imposta per motivi disciplinari. Passando per la consuetudine a non concedere dispense al sacerdozio prima dei quaranta anni. E continuando con il fatto che la Congregazione per la Dottrina (Cdf) non era competente per i casi di pedofilia nel 1985, e lo sarebbe diventata solo nel 2001, con l’istruzione De delictis gravioribus. Insomma, la Cdf interveniva non per motivi disciplinari, ma perché la richiesta era stata avanzata dallo stesso sacerdote. E non c’era necessità di rimozione per pedofilia perché la richiesta non era stata avanzata dal vescovo, l’unico competente a farlo al tempo. Ma il New York Times di oggi pubblica delle dichiarazioni di John Cummins, vescovo di Oakland che negli anni Ottanta ripetutamente scrisse ai suoi superiori in Vaticano chiedendo il ritorno allo stato di laico di Kiesle. Cummins riferisce che la Santa Sede in quel periodo, dopo il Concilio Vaticano II, era particolarmente riluttante a 'spretare' i suoi sacerdoti perché molti preti stavano abbandonando il sacerdozio. “In conseguenza di questo, papa Giovanni Paolo II rallentò molto le cose e rese il processo molto più ponderato”. Cummins racconta di un caso che la Cdf conosceva già dal 1981. L’allora vescovo di Oakland arrivò a scrivere persino a Giovanni Paolo II di accogliere la richiesta. Un funzionario diocesano di Oakland, il rev. Mockel, scrisse in un memo che la sua impressione era che stessero aspettando che Kiesle “diventasse un po’ più vecchio”. Un dato che sembra confermato dal fatto che la riduzione allo stato laicale avvenne nel 1987, al compimento dei 40 anni di età. Kiesle è stato accusato di diverse molestie, incluse almeno sei ragazze durante gli anni Cinqunata e Sessanta, quando prestava servizio nelle sue precedenti parrocchie. C’è chi invece fa notare che non sarebbe corretto dire che la Cdf non ha avuto competenza sui casi di abusi sessuali su minori se non dal 2001. Ciò che è cambiato – sostengono – è che ai vescovi era richiesto di fare un rapporto su ogni credibile caso alla Cdf. In difesa del Papa si è mosso anche il ministro degli Esteri Frattini: contro di lui, ha detto, è in corso “una campagna di violenza e fango”, che sembra mirata “a chi difende la vita”. E’ la prima volta che un ministro si esprime in questi termini. Prima, c’erano state dichiarazioni di solidarietà, e un plauso di Berlusconi al Papa per la lettera agli irlandesi.
Ma intanto dall’Inghilterra arriva una nuova segnalazione: Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster, avrebbe consentito che David Pearce, un sacerdote sospettato di pedofilia, rimanesse al suo posto nonostante il Catholic Office for the Protection of Children and Vulnerable Adults, da lui presieduto avesse ricevuto diverse segnalazioni da parte delle vittime.

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