martedì 17 marzo 2009

Dopo la decisione di Firenze. Chi ha paura del cittadino Englaro

l'Unità 17.3.09
Dopo la decisione di Firenze. Chi ha paura del cittadino Englaro
di Maurizio Mori

Il caso Eluana sta demolendo la ragione. A Beppino viene conferita la cittadinanza onoraria di Firenze e la Curia fiorentina subito protesta perché l’onorificenza sarebbe «a spregio di chi ha altre opinioni e ritiene la vita un bene indisponibile perché sacro». Altri chiedono a Beppino di rinunciarvi perché non è all’unanimità e crea divisioni! Per le stesse ragioni potremmo chiedere al Parlamento di rinunciare alla legge sul fine vita che non è unanime, crea fratture ed è fatta a spregio di chi non crede che la vita sia sacra. Questa richiesta è anche più razionale perché non impone nulla e lascia libero ciascuno di accettare o rifiutare la nutrizione artificiale ecc... Come col divorzio: chi non vuol divorziare, libero di non farlo, ma perché impedire di divorziare a chi ne avesse l’esigenza?
Per la Curia, poi, «l’offesa più grande è stata fatta verso i genitori e i volontari che si stringono attorno ai loro oltre 2500 cari che vivono» in Stato Vegetativo Permanente, la cui dedizione e fatica va sostenuta. Ma se la dedizione è ben riposta, ha già in sé la propria ricompensa, e non c’è alcuna offesa nella proposta di dedizioni diverse. La mia dedizione allo studio mi porta a impiegare il tempo libero nella lettura, ma non considero affatto un’offesa che si premi Pippo Baudo o un calciatore: anzi, sono contento per loro!
Dietro l’idea che la cittadinanza onoraria a Beppino sia un’offesa ai familiari dei 2.500 in Stato Vegetativo Permanente si nasconde la consapevolezza che la situazione sia in realtà diversa da quella che i cattolici sbandierano a gran voce. Perché se è vero che tra quelle 2500 famiglie ve ne sono alcune sostenute da dedizione incrollabile e altre che, pur perplesse, restano comuqnue fedeli alla sacralità della vita, è altrettanto vero che una grande maggioranza di quelle è pronta a seguire la strada di Beppino se solo potesse produrre documentazione sufficiente. Se così non fosse la libertà aperta dal padre di Eluana non farebbe paura.
La durezza della nota della curia fiorentina fa venire in mente l’omelia del vescovo di Prato, Fiordelli quando nel lontano 1956 definì «pubblici peccatori e concubini» i coniugi Bellandi che si erano sposati solo con rito civile. Come allora stava sgretolandosi la “sacralità della famiglia”, oggi è già dissolta la “sacralità della vita”: Beppino non è il cattivo o lo strumento inconsapevole di chi ha voluto abbattere la sacralità della vita come ripetono i giornali cattolici, ma la persona che ha dato voce a un processo che è già in atto. Questa, forse, è la chiave per comprendere quanto sta accadendo e per tastare, con mano, il paradosso in cui si trova la società: sentire l’esigenza di innovare ma essere costretti ad aspettare. Anni, forse decenni.

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