martedì 31 marzo 2009

Un disastro chiamato Legge 40

l’Unità 31.3.09
Fecondazione assistita
Un disastro chiamato Legge 40
di Carlo Flamigni

Quando si tratta di dati clinici è facile fare confusione, basta essere esperti in semplici e diffuse attività umane come la menzogna e l’inganno. Così, ad esempio, un sottosegretario qualsiasi può imbrogliare i giornalisti affermando che da quando c’è la legge 40 la diminuzione dei successi è stata solo del 3%, cosa volete che sia. Quello che nasconde è che il 3% di successi in meno è pari al 15% in meno di gravidanze, un numero di bambini che fa molta confusione e molta felicità, altro che «cosa volete che sia». Ho sotto gli occhi i dati americani: 32% di parti (!) nel 2007, contro il nostro 22% di gravidanze, l’Europa ha più del 26% malgrado ne facciano parte Paesi tecnicamente arretrati, siamo un disastro.
E poi, l’aumento delle gravidanze multiple, un altro disastro, e l’esilio a cercare i diritti, l’Europa cinica che sfrutta le nostre coppie, gente disperata che non sa più a che santo votarsi, siamo ancora un’Italia civile?
Come si può immaginare che in un Paese moderno una coppia che ha problemi genetici sia costretta ad abortire per evitare la nascita di un figlio malato, destinato solo alla sofferenza, e non possa invece ricorrere a indagini sugli embrioni, non un atto di eugenetica, un povero e semplice gesto di compassione? Come è possibile pensare che la genitorialità si esprima solo trasferendo i propri cromosomi e negando dignità a un gesto molto più amorevole, quello di chi si dichiara padre, o madre, perché prende un impegno, assume una responsabilità, dice al figlio che verrà “sono tuo padre, sono tua madre, perché saremo vicini a te ad assisterti quando ne avrai bisogno”? Ma questa è l’etica di un Paese civile, una morale con la quale abbiamo ormai ben poco da spartire.
L’ultima stupidata che ho sentito è che debbono essere identificati i centri che producono (!) troppe gravidanze trigemine, dei quali è necessario liberarci, rappresentano un pericolo per tutti, sono evidentemente incapaci. Peccato invece che siano i centri migliori, quelli che hanno laboratori degni di questo nome e che consentono a ciascun embrione le maggiori probabilità di impianto.
Altrove, nei Paesi in cui gli amministratori non si limitano ad andare in chiesa, ma studiano un po’ le carte prima di fare conferenze stampa, queste cose finiscono sui giornali umoristici. Da noi ricevono splendida accoglienza sui giornali vaticani. Bisogna ammettere che tutto questo è cominciato il giorno in cui, invece di andare a votare per il referendum, siamo andati fuori porta per un picnic. Ma, come si dice, «chi è causa del suo mal...».

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