sabato 7 giugno 2008

Fecondazione

Fecondazione

La Repubblica - il Venerdì del 6 giugno 2008, pag. 34

di Vladimiro Polchi

«AAA, ovocita vendesi a 200 euro». Un nuovo business si aggira per l’Europa: è quello del turismo procreativo e del mercato delle ovodonazioni a basso costo. Per le offerte più economiche, oggi si vola nei Paesi dell’Est. Ma la nuova frontiera delle terapie «low cost» è l’Africa: a Khartoum e a Cape Town con 200 dollari si fa una fecondazione in vitro. Per ora è un servizio pilota rivolto solo alle popolazioni locali.



Eccoli dunque gli effetti collaterali della legge 40 del 2004.Eppure, a volte si va all’estero senza motivo: un terzo delle coppie «in viaggio» cerca infatti fuori confine quello che potrebbe fare legalmente in Italia. La colpa? Una legge confusa, il marketing aggressivo di molte cliniche straniere, ma anche gli accordi tra ginecologi italiani e laboratori esteri.



Pochi dati bastano a fotografare il fenomeno: In Italia, circa il 10 per cento della popolazione in età fertile ha un problema di salute riproduttiva. Trentamila coppie ricorrono dalle due alle quattro volte l’anno alla procreazione medicalmente assistita (Pma). Un bimbo su cento nasce proprio grazie a questa tecnica, tanto che oggi nel mondo sono oltre un milione di «figli della provetta». E ancora: almeno 60 mila coppie italiane si rivolgono ogni anno alle strutture sanitarie per diagnosi e cura della sterilità.



Proprio di questa «dimensione popolare della riproduzione assistita» si occuperà un convegno internazionale (dal titolo Pop Art), che si terrà a Roma domani, 7 giugno. «Oggi si vanno a fare all’estero molti trattamenti consentiti e disponibili anche da noi» spiega Mauro Schimberni, organizzatore dei convegno e docente alla II facoltà di Medicina e chirurgia di Roma. «Circa il 33 per cento dei viaggi all’estero è immotivato: in Italia ci sono molti centri d’eccellenza nella riproduzione assistita, sia nel pubblico sia nel privato. Il problema è che mancano informazioni adeguate sulla legge 40, che vieta molto, ma non tutto. Certo, è proibita la donazione di ovociti e spermatozoi, così come il congelamento degli embrioni. Ma la fecondazione in vitro è consentita, così come la diagnosi preimpianto dell’embrione, grazie alle nuove linee guida approvate dall’ex ministro Livia Turco».



Eppure sempre più coppie vanno all’estero: nel 2006, secondo l’Osservatorio sul turismo procreativo sono state 4.113. Prima della legge 40, erano in media mille l’anno. E così, nel 2007, oltre quaranta cliniche straniere hanno aperto sul web i loro siti in lingua italiana. In Spagna, oltre il 25 per cento delle strutture ha creato un sito nella nostra lingua.



Le mete più ambite dalle coppie italiane? Spagna, Belgio, Grecia, Austria. Ma il «borsino» delle cliniche estere è in perenne oscillazione e molti sono i siti internet che forniscono consigli e indirizzi (www.cercounbimbo.net,oppure www.lucacoscioni.it). Non è tutto. Dietro al turismo procreativo si trovano sì un marketing efficiente e una legge confusa, ma «in forma minore» ammette Schimberni «anche accordi tra ginecologi italiani e centri esteri». E i costi? In Italia, come all’estero, il prezzo medio di una fecondazione in vitro è di 4/5 mila euro, ma almeno si risparmia sulle spese di viaggio. Capitolo a parte meritano invece i nuovi mercati dell’Est Europa, dove si assiste anche alla vendita di ovociti per 200 euro. «Formalmente sono donazioni » avverte Schimberni.



Connesso alle tecniche di procreazione assistita è il problema dei parti gemellari e trigemellari sul totale delle nascite dei figli in provetta (passati dal 22,7 per cento del 2003 al 24,3 del 2005), visto che in Italia, in base alla legge 40, c’è l’obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni fecondati. Le conseguenze? Nei parti trigemellari il 90 per cento dei nati pesa meno di tre chili e mezzo e più del 30 per cento pesa meno di un chilo e mezzo. Per questo, in Belgio il governo ha deciso di rimborsare i costi della fecondazione assistita alle coppie che accettano di trasferire un solo embrione. Come negli Usa, dove viene raccomandato ai medici di impiantare un solo embrione nelle mamme sotto i 35 anni d’età.



Ma chi sono le coppie italiane che ricorrono alle tecniche riproduttive? L’identikit non è facile. «È in corso un cambiamento culturale» spiega la professoressa Monica Toraldo Di Francia, membro del comitato nazionale di Bioetica, «con un accesso di fasce sempre più ampie della popolazione alle tecniche di procreazione. Non solo coppie sterili, infatti, ma anche chi vuole evitare di trasmettere ai figli malattie genetiche gravi, ricorre oggi ai trattamenti». Secondo la Toraldo Di Francia, docente di bioetica a Firenze, inoltre, «la contraccezione prima e la fecondazione assistita poi, hanno ridefinito il confine tra caso e scelta. Ciò vuol dire che la riproduzione non è più vissuta come un destino ineluttabile. La conseguenza positiva è il maturare di una maggiore responsabilità dei genitori e proprio per questo le leggi proibitive sono pericolosamente distruttive».



Più in particolare la legge 40, «oltre a provocare un calo delle gravidanze dalla sua entrata in vigore (meno 3,6 per cento, ndr), discrimina le coppie senza mezzi economici, che non possono volare all’estero. Oltretutto» conclude la Toraldo Di Francia «una visione strettamente proibizionista delle nuove tecniche delegittima la stessa legge, incentivando oggi chi vuole aggirarla».

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