mercoledì 11 giugno 2008

Libri: Il finanziere di Dio. Il caso Roveraro

Il finanziere di Dio. Il caso Roveraro

21 luglio 2006. Il finanziere Gianmario Roveraro viene trovato morto in un casolare tra Solignano e Citerna Taro, a una trentina di chilometri da Parma. A condurre gli inquirenti nella località dove è stato rinvenuto, orribilmente mutilato, il cadavere del finanziere è l'esperto informatico di Collecchio, Emilio Toscani. L'uomo è una delle tre persone finite in carcere assieme a Mario Baldi e Filippo Botteri. Quest'ultimo, un consulente finanziario di Parma in affari con Roveraro, confessa sin da subito ai magistrati milanesi di aver organizzato il sequestro del finanziere e di averlo successivamente ucciso per vendicarsi di un affare andato male; un "affare maledetto" che – dice - gli aveva procurato danni per 2,5 milioni di euro. Sembra una delle tante storie che costellano il mondo della finanza. Una storia finita male, come tante altre. Ma è una storia come tante altre solo all'apparenza. Gianmario Roveraro, infatti, non è una persona comune. Né tantomeno un truffatore da quattro soldi. L'uomo – affiliato all'Opus Dei - è uno dei più noti finanzieri italiani che negli anni '80 e in buona parte dei '90 ha vissuto da protagonista i giochi di potere dell'economia nazionale prima a capo dell'investment bank pubblica Sige e poi alla guida della Akros finanziaria. Uno che a un certo momento della sua vita professionale è stato addirittura considerato l'alternativa al potentissimo Enrico Cuccia di Mediobanca. Un uomo così non può rimanere vittima di un banale sequestro e di un omicidio altrettanto assurdo. "Dietro c'è sicuramente qualcosa che ancora non è venuto pienamente alla luce, cose strane che devono ancora essere chiarite, intrecci ancora da spiegare", dice a Radiocor il giornalista de ‘Il mondo', Franco Stefanoni, che per Melampo ha firmato ‘Il finanziere di Dio', un libro-inchiesta su ‘Il caso Roveraro' che cerca di mettere assieme "i pezzi del puzzle" di una storia che non finisce certamente qui.

Un groviglio di interessi troppo intricato
Stefanoni ricostruisce, in modo molto ben documentato, le vicende del finanziere che in gioventù era anche stato un brillante sportivo, arrivando addirittura a conquistare il primato nazionale nel salto con l'asta. I primi successi nel mondo della finanza arrivano già nella prima metà degli anni '70, quando Roveraro non ha ancora 40 anni. Nel 1974 diventa infatti amministratore delegato di Sige, la banca d'affari utilizzata nell'86 da Raul Gardini e dal gruppo Ferruzzi per scalare Montedison. Da lì in poi – e per oltre 20 anni - sarà tutto un crescendo. Partecipa alla fondazione della Faes (Associazione famiglia e scuola) e viene nominato successivamente presidente della Fondazione Rui, l'organo che gestisce i collegi universitari (enti entrambi – la Faes e la Rui - nell'orbita dell'Opus Dei). Fonda la Akros Finanziaria con la quale organizza fra l'altro la quotazione in Borsa della Parmalat. Poi, verso la fine degli anni '90, arrivano i dispiaceri: prima con il "precipitoso addio" alla Akros, poi con il coinvolgimento nei crack Parmalat e Federconsorzi, quindi – fra il 2004 e il 2006 – con il ‘Maledetto affare Austria' che scatenerà la "rabbia cieca" dei suoi aguzzini.
Cos'è che ha scatenato la furia omicida che quella maledetta notte di luglio ha messo fine alla vita di uno dei più eminenti rappresentanti della finanza cattolica? Chi ha armato la mano dell'assassino? Domande destinate, probabilmente, a restare senza risposta. "Nessuno, forse, svelerà mai il mistero di una storia sbagliata", dice l'autore con una punta di pessimismo. Troppo intricato appare il "groviglio di interessi poco limpidi, di soggetti equivoci e di vicende parallele che allargano la prospettiva", tanto da evocare addirittura l'Opus Dei e il Vaticano.
Una vicenda, quella dell'affare anglo-austriaco che sarebbe alla base della morte del finanziere ‘riservato e discreto', che appare a Stefanoni del tutto simile alla favola di Pinocchio "con le sue monete d'oro sotterrate per farne germogliare altre". Come nel racconto di Collodi, i soldi non si moltiplicheranno in altri soldi. Ma porteranno solo guai. Toccherà alla magistratura scoprire il ‘gatto' e la ‘volpe' che hanno architettato il ‘maledetto affare' costato la vita al ‘finanziere di Dio'.

Il finanziere di Dio. Il caso Roveraro
Franco Stefanoni, Melampo, pagine 216 - euro 16,00)

dal sito ilsole24ore.com

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