giovedì 1 maggio 2008

Fecondazione, ecco le nuove norme via libera alla diagnosi pre-impianto

Fecondazione, ecco le nuove norme via libera alla diagnosi pre-impianto
La Repubblica del 1 maggio 2008, pag. 16

di Caterina Pasolini

Adesso si può, come in Europa. Adesso anche in Italia è legale, legittimo fare la diagnosi preimpianto dell’embrione, e chi ha l’Aids o malattie virali potrà ricorrere alla fecondazione assistita. Dopo decine di ricorsi e due sentenze dei tribunali che annullavano quelle vecchie, ieri sulla Gazzetta ufficiale sono apparselenuove linee guida dalla legge 40 firmate l’ i l aprile dal ministro della Salute Livia Turco. Attese da mesi, sospirate da migliaia di coppie costrette ogni anno al viaggio all’estero con la valigia in mano e in testa il sogno di un figlio sano, tra scioperi della fame per mobilitare i politici e ricorsi in tribunale che si moltiplicano anche in questi giorni per modificare tutta la legge, sono arrivate. Ufficiali dopo la caduta del governo, firmate due giorni prima delle elezioni.



«Non avrei potuto fare prima», dice la Turco, «ho ricevuto il parere del Consiglio superiore di sanità il 9». E non avrebbe voluto andarsene senza renderle pubbliche: «Lo dovevo alle coppie, ai medici che dopo le sentenze contrarie vivevano nell’incertezza. Se non l’avessi fatto sarei stata un’opportunista, una che non fa le cose per quieto vivere, per evitare quelli che oraprotestano». E infatti pochi minuti dopo l’annuncio sullaGazzetta, dal Pdl, dai partiti del nuovo governo e dall’ala cattolica arrivano bordate contro il ministro uscente accusata di arroganza, scorrettezze, colpo di mano per averle firmate, e diversi esponenti della nuova maggioranza, da Carlo Giovanardi a Isabella Bertolini, annunciano di volerle modificare subito perché sono «di chiara impronta eugenetica». E proprio su questo termine il ministro Turco e la teocon Binetti hanno deciso di avviare una discussione in Parlamento perstabilire cosa significhi, visto che nel testo di legge si dice che è vietata la diagnosi eugenetica ma non cosa si intenda. «Perché se non si considerail medico la persona che deve deciderlo caso per caso, allora è il legislatore che deve stabilirlo».



Ma cosa dicono di nuovo le linee guida approvate dopo mesi di consultazioni con l’Istituto superiore di sanità e in base alle sentenze? Due i punti fondamentali: la p ossibilità di fare la diagnosi pre-impianto e l’apertura alle tecniche riproduttive anche alle coppie portatrici di hiv o di epatiti B o C, con uomini che nel tentativo di fare un figlio naturalmente contagerebbero la donna o il bambino. «Era clamoroso che non fossero inclusi», dice il ministro. Ma ancora non basta alle migliaia di coppie che sperano, alle associazioni che anche in queste ore continuano a presentare ricorsi contro la legge 40 e le limitazioni che pone, ai medici ginecologi che lavorano contro la sterilità.



«Nuovo testo promosso con riserva», dice Filomena Gallo di Amica cicogna e vice segretaria dell’Associazione Coscioni. «E’ un fatto positivo perché mette la parola fine ai dubbi sulla legittimità della diagnosi pre-impianto ma torneremo davanti ai tribunali perché i portatori di malattie genetiche non sono contemplati». Mentre da parte di tutti i medici viene sottolineato che se si continua a mantenere il limite di tre embrioni la diagnosi pre-impianto per molte malattie si rivela inutile, onerosa perle pazienti sottoposte a continui cicli e statisticamente non rilevante per individuare le malattie e avere almeno un embrione sano.



«Io dovevo solo rendere applicabile la legge soprattutto dopo le sentenze. Per cambiare il numero di embrioni invece bisogna cambiare la legge e questo tocca al Parlamento. Ai cattolici che protestano ricordo che persino io che ero contraria alla 40 ho scoperto che ha un equilibrio di valori di tutela dell’embrione e di tutela della donna», conclude il ministro Turco.

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