mercoledì 28 maggio 2008

"Ma il medico che non obietta è sempre più solo"

La Repubblica Firenze 28.5.08
"Ma il medico che non obietta è sempre più solo"
di Ilaria Ciuti

Ti sfili dalla legge se non sei motivato: è un lavoro ripetitivo che non aiuta a fare carriera
Conosco medici che dopo aver fatto interruzioni hanno deciso di cambiare l´opzione
"I dottori appena laureati hanno paura di complicazioni legali"

«SE non sei motivato ti sfili dalla 194. E´ una legge, dovresti rispettarla, ma puoi dichiarare l´obiezione. Può esserci un motivo serio, ma l´esperienza mi insegna che nella stragrande maggioranza dei casi, anche per quel 60% dei ginecologi toscani che sono obiettori, non c´è». Ne è convinta Valeria Dubini, ginecologa a Torregalli, una volta la settimana impegnata nelle interruzioni volontarie di gravidanza secondo una legge che ha appena compiuto 30 anni e con la quale lei lavora fin quasi dagli inizi, dall´82.
Cosa vuol dire che gli obiettori non hanno motivi seri?
«Che nella crescita dell´obiezione non c´entrano motivi religiosi o etici. Non c´è neanche chi maledice l´aborto stile Ferrara. In genere è una scelta di convenienza. Prima di tutto i giovani. I giovani sono sempre più spesso obiettori per la paura di quelle complicazioni medico-legali che ormai stanno inducendo i medici a non fare più niente. Temono di venire denunciati per qualsiasi complicazione, se per esempio, come è successo, la gravidanza va avanti nonostante l´intervento. Ma non è il solo motivo. Ai miei tempi il mio primario era un convinto sostenitore della 194. Oggi i primari sono in genere obiettori. Le interruzioni di gravidanza, se uno non è motivato, sono un lavoro ripetitivo che non aiuta a fare carriera, che distoglie, anche un solo giorno la settimana, dall´operare, dal farsi una clientela affezionata. In un´epoca dove l´ideologia non regge più, tutte queste cose contano».
E allora chi non obietta?
«Chi non obietta è sempre più solo. Quando iniziammo c´era intorno il movimento delle donne, un fermento. Oggi siamo soli. Credo che quello che spinge a continuare, e che anzi non mi ha mai fatto venire un dubbio, è che non contano tanto le tue convinzioni ma che devi avere rispetto delle decisioni degli altri. Chi ha conosciuto le donne che vengono ad abortire sa bene che non ci sono motivi facilmente spiegabili, che non è la povertà, come si dice, a indurle. Tranne alcuni casi, specie le badanti straniere, che abortiscono perché temono di perdere il lavoro, le donne vengono da noi con dentro una determinazione, un´urgenza quasi fisica, come se quel figlio non è che non lo vogliano fare, ma proprio non possano. Capisci che non c´è bisogno di un giudizio, ma di accoglienza. Che dobbiamo farci carico di un problema risolto in passato con gli aborti clandestini, le morti , i cucchiai d´oro. Un problema che spesso nasce per le donne da mancanza di autoprotettività e che porta i medici a avere a che fare con gli ultimi, anzi con le ultime. Un´altra ragione per fare obiezione».
Le ultime?
«Già, è più facile dire obietto che non aiutare una straniera al terzo o quarto aborto (tra le straniere la ripetitività è al 40% mentre tra le toscane è scesa dal 37 al 15%) che ha una cultura diversa, che non si autoprotegge. E´ più facile fare gli struzzi che capire quanto gli aborti ripetuti derivino da rapporti di coppia violenti. Ma se sei motivato capisci che quell´incontro è anche un´occasione per mettere quella donna sulla strada della contraccezione e dunque per combattere concretamente e non a parole contro l´aborto».
Pensa si debba lasciare stare la situazione come è o in qualche modo intervenire?
«Penso che la Toscana non penalizzi come accade in altre regioni chi non obietta ma neanche che valorizzi il suo lavoro. Credo che in questo senso dovrebbe fare di più».

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