martedì 22 luglio 2008

Firmati 7.000 testamenti biologici

Firmati 7.000 testamenti biologici

Corriere della Sera del 22 luglio 2008, pag. 15

di Grazia Maria Mottola

Sono circa settemila i testamenti biologici in Italia. Almeno quelli che hanno lasciato una traccia. Forse sull’onda emotiva dei casi Englaro, Welby, Schiavo, forse in virtù di un consapevole diritto alla libertà delle cure, certo è che gli italiani che lasciano per iscritto indicazioni ai medici su come comportarsi se colpiti da gravi cerebrolesioni aumentano da un anno all’altro, in attesa di una legge che regoli la materia.



Sono passati da mille a cinquemila i casi monitorati dalla Fondazione Veronesi, sul cui sito è possibile scaricare un modello standard. E sulle orme dell’ente che per primo ha lanciato una campagna a favore dei testamenti biologici, si muovono altre organizzazioni che su Internet diffondono moduli e consigli.



Ne ha fatto una missione «Exit Italia», associazione torinese fondata da Emilio Coveri, 57 anni, ex manager Iveco, oggi votato a raccogliere adesioni su come «non fare una fine tremenda». Quasi 1.400 soci, e altrettanti «moduli» compilati: «Ne teniamo una copia in associazione così ci resta memoria di chi viene nominato fiduciario (la persona incaricata di eseguire le volontà dell’ammalato, ndr). Ma ci aspettiamo che presto arrivi una legge perché sappiamo bene che queste disposizioni non sono vincolanti per i medici».



Coveri una soluzione, per sé, l’ha già trovata: «Ho lasciato un testamento biologico, ma mi sono iscritto anche alla Dignitas di Zurigo: se dovessi perdere la coscienza, è tutto previsto, mi porteranno in Svizzera dove mi è assicurata una morte dignitosa». In Exit Italia sono 74 quelli che lo hanno imitato. Numeri in crescita anche tra gli atti ricevuti dai notai, dopo l’iniziativa in Veneto di stipularli in cambio di una parcella simbolica di un euro.



Un’idea proposta nel contesto della vicenda di Eluana Englaro, di fatto, però, apice di un impegno che il notariato si è assunto già da alcuni anni: «Siamo andati incontro alle esigenze della gente che entrava, come tuttora entra, negli studi per chiedere informazioni - spiega Ernesto Marciano, presidente dei consigli notarili del Triveneto così abbiamo studiato gli strumenti giuridici che, in assenza della legge, potevano in qualche modo raggiungere lo scopo».



Oggi sono oltre cento i casi affidati ai notai, quasi tutti provenienti da persone sane. «La prospettiva è che aumentino» spiega Ernesto Quintobassi, studio a Cagliari, presidente della Commissione «propositiva» del Consiglio nazionale del notariato. In pratica segue il «diritto vivente», «una specie di onda che man mano cresce - spiega il giurista - che potrebbe poi portare a una legge».



Come appunto il «testamento di vita», la definizione preferita dal notariato, perché il vero testamento ha effetto solo dopo la morte dell’interessato: «Qui, invece, si tratta disposizioni fatte in vita da attuare quando la persona sarà in determinate condizioni di malattia - sottolinea Quintobassi -: il punto è che finché non ci sarà una legge l’ultima parola spetterà sempre ai medici».



Se e quando arriverà la normativa (sono una decina le proposte di legge), i notai sono già pronti: un registro telematico raccoglierà i testamenti di vita, così ogni medico potrà consultarlo per verificare eventuali disposizioni stabilite dal paziente quando era cosciente.

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