mercoledì 23 luglio 2008

Il ritorno del mormone: in soccorso di McCain

Il ritorno del mormone: in soccorso di McCain

Corriere della Sera del 23 luglio 2008, pag. 14

di Massimo Gaggi

«Mai accettare un match di wrestling con un maiale. Ci si sporca tutti e due. E al maiale la cosa piace». Fino a qualche mese fa John McCain dava risposte di questo tipo a chi gli chiedeva del suo rivale, Mitt Romney. Ma dai tempi della sfida per la «nomination» repubblicana molte cose sono cambiate. E tra qualche giorno McCain potrebbe scegliere proprio «il maiale», il mormone ex governatore del Massachusetts, come candidato alla vicepresidenza.



Romney, che durante la campagna per le primarie aveva contrattaccato con altrettanta durezza, da mesi lavora a testa bassa per questo obiettivo. E’ diventato il più attivo «fund raiser» della campagna del senatore repubblicano e attacca continuamente Obama su tutte le reti televisive. «E più efficace come mio "supporter" di quanto non fosse come sostenitore di sé stesso», ridacchia McCain, tra il divertito e l’incredulo.



Dì certo tra i due non c’è «feeling» e il giudizio umano di McCain su Romney non è cambiato in questi mesi. E’ rimasto lo stesso di quando rifiutava di replicare ai suoi attacchi spiegando ai giornalisti: «Non ce n’è motivo. Tanto cambia posizione di continuo. Basta aspettare un paio di settimane». Un disprezzo che, dice chi lo conosce bene, è sopravvissuto alle ragioni tattiche della campagna.



Ma in politica vale la regola del «mai dire mai». E i vicepresidenti si scelgono per convenienza, non in base alla simpatia. Quattro anni fa, ad esempio, John Kerry scelse come «numero due» John Edwards pur non avendo con lui alcun rapporto particolare. E, infatti, dopo la sconfitta democratica, i due non si sono più parlati.



Se dovesse scegliere d’istinto, McCain che potrebbe ufficializzare la sua decisione già nei prossimi giorni, anche per riguadagnare l’attenzione dei media, distratti dal giro del mondo di Obama - probabilmente punterebbe su veri amici come il governatore della Fiori da Charlie Crist o quello del Minnesota, Tim Pawlenty, che gli sono stati a fianco fin dalla prima ora. Crist, che si schierò con lui quando la battaglia in casa repubblicana era ancora molto incerta e fu decisivo perla vittoria di McCain in Florida, certamente spera di essere il prescelto: ha addirittura deciso di sposarsi per evitare di essere criticato dalla destra cristiana, «allergica» alle unioni di fatto. Anche Pawlenty ha fatto qualcosa per non irritare i conservatori: ha accorciato la zazzera.



Poi ci sono i «vecchi» Joe Lieberman e Toni Ridge e la pattuglia delle donne, guidata dall’ ex capo di Hewlett Packard, Carly Fiorina. E c’è Bobby Jindal, il nuovo governatore della Louisiana: giovanissimo, di origine indiana, dinamico e con l’immagine del moralizzatore, è il personaggio che, «a pelle», piace dì più a McCain. Ed è anche il più stimato dai consiglieri del candidato repubblicano che, invece, non fanno mistero di detestare Romney.



«Ma un vicepresidente non deve essere né simpatico né giovane. Deve solo essere la persona che meglio può sostituire il presidente in caso dì necessità» spiega l’ex governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo: un democratico, ma soprattutto un politico assai navigato. Da questo punto di vista Jindal è letteralmente privo di curriculum, mentre anche gli altri due governatori hanno poca esperienza a livello federale e nessuna sul piano internazionale.



Si torna, così, a Mitt Romney che, pur essendo giovane, ha già fatto molte esperienze come imprenditore, da governatore di uno Stato importante come il Massachusetts e come gestore di un grande evento internazionale: le olimpiadi di Salt Lake City. E’ un personaggio che piace alle imprese e che è competente in campo economico, il fianco scoperto di McCain, per sua stessa ammissione. I principali osservatori politici oggi scommettono su dì lui. «E poi - sottolinea Cuomo - anche dati alla mano è il più titolato a sostituire McCain in caso di suo impedimento», visto che nelle primarie repubblicane è stato il più votato, dopo il senatore dell’Arizona.



Tutto chiaro, insomma: le ragioni del pragmatismo politico sono dalla parte di Romney. Che, da giovane vicepresidente, si preparerebbe a subentrare a McCain alla fine dei suo mandato. Giochi fatti allora? Meglio aspettare: la prospettiva di ritrovarsi con a fianco il bel mormone con la faccia da attore hollywoodiano che dopo pochi mesi di presidenza McCain si metterebbe a parlare come l’erede designato fa venire l’orticaria all’eroe del Vietnam: uno che più volte, in passato, ha fatto prevalere il temperamento sulle ragioni della convenienza politica.



Certo, con l’America che sprofonda nella crisi, McCain ha bisogno di una stampella economica Ma proprio lui aveva definito l’ex governatore uno «che in Massachusetts ha aumentato le spese e le tasse e ha gestito lo Stato da incompetente» perdendo un sacco di posti di lavoro. Mica male come biglietto da visita per il proprio vice.

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