martedì 22 luglio 2008

«Niente cure se non potrò più mangiare e bere»

«Niente cure se non potrò più mangiare e bere»

Il Messaggero del 22 luglio 2008, pag. 13

di Sandro Ianni
Rifiuta cure invasive e afferma il diritto a scegliere come e quando morire. Mentre ancora si discute del caso di Eluana Englaro, emerge il caso di un uomo di 48 anni immobilizzato da tempo in un letto di una casa di cura a Monastier, nel Trevigiano, perché affetto da sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Paolo Ravasin, che è anche presidente della Cellula Luca Coscioni di Treviso, ha deciso di affidare a un video pubblicato su internet il proprio testamento biologico. «Ha espresso le sue dichiarazioni anticipate di trattamento» fa sapere l'associazione, che ha messo in rete il filmato, così come il sito di Radio Radicale. Davanti a una telecamera, nel pieno possesso delle proprie facoltà, Paolo Ravasin ha espresso la sua volontà: nel caso le sue condizioni peggiorassero da non consentirgli più di nutrirsi ha scelto di rifiutare l' “accanimento terapeutico”. «Nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca - ha spiegato - oppongo il mio rifiuto ad ogni forma di alimentazione e di idratazione artificiali sostitutive della modalità naturale. Tale rifiuto è da ritenersi efficace anche nella circostanza in cui perdessi qualsivoglia capacità di esprime e ribadire la mia volontà».
Il quarantottenne, ricoverato una stanza della casa di soggiorno «Villa delle Magnolie» di Monastier, ha ripetuto in voce ciò che aveva già detto e reso pubblico in forma scritta mesi fa. Ha aggiunto di rifiutare terapie mediche volte a trattare la malattia e le sue complicazioni, accettando unicamente «i farmaci necessari ad alleviare i sintomi dolorosi derivanti, in particolar modo, dalla disidratazione». Rifiuta, inoltre, il ricovero in strutture ospedaliere. «Spero che il mio caso sia da stimolo alla politica - ha concluso Ravasin - affinché si legiferi al più presto sul tema della libertà di chiunque di accettare o meno le cure mediche e perché siano realizzate strutture adeguate a ospitare casi come il mio, i quali oggi possono ricorrere soltanto alle case di riposo per anziani». In Veneto i notai hanno cominciato a registrare i primi testamenti «di vita» al costo simbolico di un euro. Ed è la vicepresidente del Senato Emma Bonino, in un'intervento su Radio Radicale, ad accogliere l'invito commentando il caso di Eluana Englaro e ribadendo la necessità di arrivare presto a una legge sul testamento biologico. «Spero che tutto questo porti a un'accelerazione della discussione del progetto di legge almeno sul testamento biologico in un modo rigoroso Come sempre la bussola da tenere è la determinazione e la volontà dell'interessato, magari espresse in altri tempi, e pare invece che questo venga considerato un dettaglio marginale».
«Paolo Ravasin lotta per sé e per gli altri» ha dichiarato Marco Cappato, europarlamentare radicale e segretario dell'Associazione Luca Coscioni, aggiungendo che il testamento biologico di Ravasin rappresenta, come fu per Welby, «manifestamente la volontà di una persona di decidere per se stessa senza l'imposizione della volontà di un medico o di altri». Cappato si rivolge a coloro che «continuano il gioco sporco di mettere in contrasto quei malati che «vogliono vivere» e quei genitori che «non vogliono far vivere»». «È bene - spiega - che si sappia qualcosa in più di Paolo Ravasin. Nella casa di riposo di Ponte di Piave ha dovuto sopportare sofferenze, incredibili: la macchina che gli consentiva di respirare si è spenta 18 volte in due anni. E per questo ha lottato in prima persona per il diritto alle cure, insieme all'Associazione Luca Coscioni, ed ha ottenuto cosìil trasferimento in una sede più congrua alle sue cure. Proprio perchè ha fatto questa lotta, per se e per gli altri, per evitare di essere trattato come un oggetto in questi mesi, si rifiuta oggi di rischiare di essere trattato di nuovo come un oggetto nel caso in cui perdesse coscienza.

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