sabato 12 gennaio 2008

Soldi per sanità e scuole cattoliche Ecco i veri obiettivi del Vaticano

Soldi per sanità e scuole cattoliche Ecco i veri obiettivi del Vaticano
Il Manifesto del 11 gennaio 2008, pag. 8

di E. Ma.

Tutela degli interessi della sanità e della scuola privata cattolica, contrasto al riconoscimento delle unioni civili, promozione della fa­miglia patriarcale dove la donna ritorni ad assumere un ruolo squi­sitamente riproduttivo, e soste­gno alla politica securitaria come risposta ai conflitti sociali. Con tut­ta evidenza il discorso di Benedet­to XVI rivolto ai rappresentanti de­gli enti locali di Roma e Lazio si proponeva queste principali finali­tà. D'altronde negli ultimi tempi le preoccupazioni delle gerarchie vaticane attorno a questi temi hanno più di un fondamento.



Infatti, a parte il finanziamento pubblico agli oratori come «centri di socialità e di promozione cultu­rale» incassato con gratitudine da Papa Ratzinger, troppo spesso evi­dentemente i politici locali non mostrano sufficiente attenzione ai beni della Chiesa. Certo, Benedetto XVI mostra a sua volta poca gratitudine verso il sindaco di Ro­ma che senza dubbio ebbe un ruo­lo fondamentale il 17 dicembre scorso nel far naufragare l'istitu­zione di un registro delle unioni civili capitolino, tanto da sacrificare l'unità della maggioranza del Con­siglio comunale. Ma è altrettanto vero che deve essere suonato come un campanello d'allarme il di­scorso fatto mercoledì scorso da Livia Turco con il quale la mini­stra della Salute si era riproposta di far applicare meglio la legge 194, soprattutto nella sua parte ri­guardante la prevenzione, visto l'aumento del numero di aborti tra le donne immigrate. Il proble­ma è che prevenzione, cioè anche pianificazione familiare, consape­volezza della maternità e control­lo delle nascite, suona a orecchie vaticane come una bestemmia.



Per evitare la quale occorrono ap­punto molti più ospedali cattolici, in modo da rimpolpare meglio l'esercito di medici obiettori di co­scienza che, come ha evidenziato anche un'inchiesta presentata ieri dai Radicali Roma, ormai ostaco­lano anche la distribuzione della pillola del giorno dopo, ricono­sciuta dall'Oms e in tutto il resto del mondo come anticonceziona­le. D'altra parte non sarà un caso se nei campi rom, menzionati dal Papa, dove da decine di anni so­no presenti le associazioni di vo­lontariato cattolico più care al Santo padre come Sant'Egidio, c'è una tale ignoranza sessuale e dei metodi contraccettivi che le bambine di 15 o 16 anni spesso crescono assieme ai loro figli.



Ma il motivo che più di tutti ha spinto il fine teologo a scendere sul piano più pragmatico delle fi­nanze è stato il recente tentativo della Regione Lazio di mettere al­cuni limiti alle erogazioni verso le strutture sanitarie private. Nulla di più che tentare di risanare il bu­co di 10 miliardi di euro della sani­tà pubblica regionale dovuti per larga parte al modo in cui per an­ni, soprattutto durante l'era Stora­ce, sono stati finanziati gli ospeda­li, i laboratori e le cliniche private, la maggior parte delle quali sono a gestione diretta o indiretta di en­ti cattolici. Cercando di stabilire un tetto per le prestazioni erogate dai privati e un monitoraggio del­le spese almeno semestrale.


Papa Benedetto XVI dunque ha pensato bene di intervenire perso­nalmente nel tavolo di confronto aperto qualche mese fa dalla Re­gione con il Policlinico Gemelli, uno dei più grandi centri di eccel­lenza del paese, ma privato. Il Ge­melli infatti costa ormai alla Regio­ne Lazio circa 20 milioni di euro al mese, oltre 200 milioni l'anno. Un giro di interessi da far impalli­dire quasi qualunque porpora. Un tesoro da tutelare.

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