mercoledì 16 gennaio 2008

Gli studenti festeggiano per la rinuncia di Ratzinger dopo aver occupato il Senato

La Repubblica 16.1.08
Situazionismo. Lo stupore dei cinesi. Eccedi, sottrai, crea
Gli studenti festeggiano per la rinuncia di Ratzinger dopo aver occupato il Senato Accademico e strappato l´autorizzazione al sit in
Pugni chiusi e coro di "augh" l’assemblea canta vittoria "Davide ha sconfitto Golia"
E ora nel mirino finiscono Veltroni e Mussi
di Francesco Bei

Abbiamo vinto soprattutto grazie alla determinazione e al situazionismo
Sorry, ma davvero in Italia si può protestare contro il Santo Padre?
L’acronimo Esc del nostro collettivo significa eccedi, sottrai, crea

ROMA - Piano terra di Scienze politiche, aula professori, assemblea degli studenti. Un portatile nero, al tavolo della presidenza, è acceso, collegato alle agenzie di stampa. Sono le cinque della sera: Giorgio sbianca e si avvicina a Francesco, gli sussurra qualcosa all´orecchio. Anche Tatiana capisce che sta succedendo l´inimmaginabile, ma non ci vogliono credere. Parte qualche telefonata ai giornalisti, arrivano le conferme: «Ratzinger non verrà, ha rinunciato!». La piccola sala stipata di gente, un centinaio di studenti e qualche professore, esplode in urla e applausi. «Fuori il papa dall´Università-fuori il Papa dall´Università», tutti si abbracciano, si baciano. Poi, come indiani metropolitani, parte prima piano, poi sempre più forte, un coro di «Augh!». Tutti insieme, col braccio destro alzato e il pugno chiuso: «Augh!, Augh! Augh!». Gli indiani hanno battuto il generale Custer. Anzi, per dirla con Francesco Brancaccio, uno dei leader della rivolta, «Davide ha sconfitto Golia». Con quali armi? «Quelle di sempre, determinazione, spontaneità e un pizzico di situazionismo».
Sbaglia il rettore Guarini a definire questi studenti «solo una minoranza». In realtà quelli che hanno occupato la mattina il Senato Accademico, quelli che gli hanno strappato l´autorizzazione al sit-in contro Ratzinger, in definitiva quelli che hanno armato l´escalation finale sono una minoranza della minoranza. Ma sono capaci e creativi, sanno manipolare i media, dicono ai giornalisti le cose che i giornalisti vogliono sentirsi dire, sanno trattare con la Digos come politici consumati. Si chiamano "Rete per l´autoformazione", un organismo romano nato nell´autunno del 2005 dalle occupazioni delle facolta contro la Moratti. A loro volta sono inseriti in un «network» (lo chiamano così) più grande, nazionale, che fa capo al sito uniriot.org. Non fanno grandi differenze fra destra e sinistra. Sono gli stessi, per capirsi, che hanno fischiato Bertinotti al grido di «guerrafondaio e buffone» quando si è presentato alla Sapienza lo scorso anno. A Roma sono un centinaio, che si ritrovano al centro sociale "Esc" a San Lorenzo. «Esc - ti spiegano - come il tasto della tastiera del Pc, nel senso di "esci dal sistema". Ma anche come acronimo di Eccedi, Sottrai, Crea». Sono loro, mentre il coordinamento dei collettivi si accontenterebbe di manifestare fuori dalla città universitaria, a compiere il blitz di mezzogiorno nel palazzo del rettorato per «pretendere che venga autorizzata una nostra presenza, giovedì mattina, all´interno delle mura della Sapienza. Il Papa può parlare, ma non può pretendere di cacciare gli studenti dall´Università».
Saranno al massimo una quarantina, tutti ventenni, tutti studenti, apparentemente nessun cattivo maestro. Il dirigente del primo commissariato di Ps è incaricato di parlamentare con gli "okkupanti" e li tratta con rispetto: «State tranquilli, non consentirò interventi finché non parlerete con il Rettore. La vostra protesta pacifica deve svolgersi in maniera regolare». Loro ci restano pure un po´ male, nessuno li sgombra con la forza. «Ma quali cariche? A parte il fatto che anch´io da studente ero un po´ discolo - confessa il poliziotto - ma tra loro potrebbe esserci pure mia figlia».
Fuori dal Rettorato, nonostante da dentro urlino con il megafono che «la Sapienza è ostaggio del Papa», non sembra che la massa degli studenti sia particolarmente appassionata al tema. «Ci sono gli esami alle porte», quasi si giustifica una ragazza affrettando il passo. Tre cinesi riprendono la scena dell´occupazione con una telecamerina: «Sorry, ma davvero in Italia si può protestare contro il Papa?». Alle tre il rettore concede lo spazio per il sit-in, alla cinque Ratzinger rinuncia.
La «vittoria» è dunque raggiunta, al di là di ogni loro speranza, «la Minerva è libera dal Papa». E dunque ora pensano a come gestirla questa «vittoria», a non sciuparla. Fuori piove, ormai è notte, l´assemblea a Scienze politiche prosegue. Con chi prendersela adesso? «Il Papa non verrà, ma Mussi e Veltroni sì. E noi - annuncia Giorgio Sestili, del coordinamento dei collettivi, 23 anni, iscritto a Fisica - manifesteremo contro di loro. Mussi è un ministro devastante: non ha abrogato la riforma Moratti e ha allargato il numero chiuso a tutte le lauree specialistiche». Gessato grigio con polo rossa, stile metrosexual, Francesco Raparelli è un altro leader dell´ala dura: «Il centrosinistra non ha fatto nulla per l´università. Siamo arrivati al punto che, se i ricercatori avranno un aumento, dovremo dire grazie a un emendamento di An». E Veltroni che c´entra? «E lui il leader del Pd, no? E poi, con il pacchetto sicurezza, ha dato il via alla stretta securitaria».
Mentre gli studenti anticlericali si abbracciano di gioia, alla veglia dei cattolici nella cappella universitaria, c´è invece rabbia e mestizia. «Con il suo bel gesto Ratzinger - sostiene Alessandra Amendola - dimostra di non voler imporre né la sua presenza né il suo pensiero». Indignato è Gianluca Senatore, area Pd, uno dei due rappresentanti degli studenti che avrebbe dovuto parlare di fronte al Papa: «Saremmo pronti a raccogliere almeno 130 mila firme di studenti favorevoli alla visita del Papa se questo potesse fargli cambiare idea».

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