martedì 15 gennaio 2008

Il crociato-Ferrara insulta: «L’aborto? Un omicidio perfetto... »

l’Unità 15.1.08
Il crociato-Ferrara insulta: «L’aborto? Un omicidio perfetto... »
Milano, il direttore del «Foglio» a teatro con la claque rilancia la sua moratoria: «Siamo all’eugenetica, Berlusconi si schieri»
di Luigina Venturelli

MORATORIA «L’aborto è un omicidio, punto». La sentenza è definitiva, il giudice Giuliano Ferrara si è pronunciato, la platea applaude contenta e soddisfatta: le truppe di Comunione e Liberazione si sono mosse in gran numero per riempire il teatro Dal Verme di Milano nel giorno di presentazione della moratoria lanciata dal direttore del Foglio, le poche femministe che si sono introdotte in sala vengono ignorate o zittite dai fischi del pubblico devoto. Insomma, nulla ha turbato il “one man show” del giornalista: «Sapete cosa è l’omicidio? È la negazione del futuro, per cui cosa è se non un omicidio perfetto la soppressione di una vita nel grembo di una donna?». Gli applausi arrivano fragorosi e puntuali ad ogni parola d’ordine. I presenti sembrano ben organizzati, confortati dalla presenza del loro referente politico, il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, reagiscono con opportuni cori da stadio: «Sei uno di noi, Ferrara uno di noi».
Lui li premia con espressioni accalorate: «Noi non siamo la civiltà della rupe Tarpea, noi siamo la civiltà giudaico cristiana» dice, citando la rupe da cui gli spartani gettavano i loro figli più deboli. Non solo. Il direttore del Foglio cita addirittura gli esperimenti dei medici nazisti per illustrare il testo della moratoria, che presto verrà presentata al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon.
Il documento non ha mezze misure: «L’aborto è diventato lo strumento di una nuova eugenetica che viola i diritti del nascituro e l’uguaglianza tra gli uomini, portando la diagnostica prenatale vicino al criterio del miglioramento della razza, distruggendo così gli ideali universalistici che sono all’origine della Dichiarazione universale del 1948».
Giuliano Ferrara pontifica da una piccola scrivania montata al centro del palco, ad illuminarlo un cono di luce nel teatro semibuio. Persino il suo compare di crociata, il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, non riesce a rubargli la scena: sceglie male i tempi d’intervento, raggiunge il palco quando il teatro si sta già svuotando e il microfono è già stato rimosso.
Invece il direttore del Foglio continua a tuonare. Invita il Cavaliere a rompere gli indugi che sono «assenza sulle questioni civili e morali», ne dice quattro a Zapatero per «l’infame codice civile che parla di genitore A e B, non di padre e madre», invita a costituire comitati a sostegno della moratoria. E le canta soprattutto ai contestatori della Santa Sede: «Non vogliamo che le università italiane si riducano in uno stato pietoso come la Sapienza di Roma, dove si vuole negare la parola al professor Ratzinger». È a questo punto che si scatena l’applauso più caldo e lungo del pubblico, si sente urlare «Viva il papa» e «Viva Ratzinger», a chiarire - se mai ce ne fosse stato bisogno - quanto la fede papalina sia il primo e vero motore della battaglia.

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