sabato 16 febbraio 2008

Aborto, le donne difendono la 194

Aborto, le donne difendono la 194

La Stampa del 15 febbraio 2008, pag. 2

di Flavia Amabile

Almeno ventimila donne sono scese in piazza in tutt'Italia per protestare contro l'irruzio­ne della polizia al Policlinico di Napoli subito dopo un aborto terapeutico. Una protesta or­ganizzata in ventiquattro ore con il passaparola delle e-mail, dei blog, degli sms, senza parti­ti politici o sigle politiche die­tro, un po' come era accaduto per la manifestazione del 24 novembre contro la violenza sulle donne dalla quale erano state cacciate le ministre Tur­co, Pollastrini e Melandri.

Le donne sono arrabbiate e vogliono che sia chiaro. Due giorni fa, quando si è deciso di protestare, blog e siti femministi si sono riempiti di messag­gi non solo da tutte le città d'Italia per chiedere informa­zioni sui presidi organizzati, ma anche dall'estero. E così ie­ri sembrava di vivere in un film di trent'anni fa. «La 194 non si tocca» e «Silvia siamo tutte con te» (Silvia è la donna che ha subito l'aborto terapeu­tico a Napoli) erano alcuni de­gli slogan gridati in tutte le piazze.



Solo a Roma però il corteo si è trasformato in una carica dei carabinieri in tenuta anti­sommossa sulle manifestanti. Manganellate, pugni, calci e al­la fine una ragazza fermata per resistenza a pubblico uffi­ciale è il bilancio della manife­stazione a cui hanno partecipa­to alcune migliaia di persone e molte parlamentari. C'era la senatrice Franca Rame che gridava «Tremate, tremate, le streghe son tornate». C'era Massimo Brutti dei ds che ha condotto la trattativa con la polizia per ottenere il rilascio della ragazza fermata, e poi Ri­tanna Armeni che con Giuliano Ferrara divide la conduzione di un programma televisivo, «Otto e mezzo» su La7. C'erano Rita Bernardini dei Radicali, Elettra Deiana di Rifondazione Comuni­sta, Imma Battaglia presidentessa di Gay Project.



La manifestazione era inizia­ta come un sit-in sotto il ministe­ro della Salute alle cinque del pomeriggio. Il lungotevere blocca­to e Livia Turco che dopo un po' scende per parlare alle donne. Ha un po' di timore che possano ripetersi le proteste del 24 no­vembre. Viene invece accolta con applausi e affronta a testa bassa le critiche delle donne su come il governo non le abbia di­fese. Qualcuno tenta di strap­parle un impegno sul program­ma del Pd in materia di aborto e donne ma lei glissa: «sulle inten­zioni del Pd dovete chiedere al partito». Il sit-in diventa poi un corteo spontaneo che attraver­sa il lungotevere e punta deciso verso largo Argentina. Lì le for­ze dell'ordine decidono che la protesta deve fermarsi. E avvie­ne lo scontro.



Presidio diventato corteo spontaneo anche a Napoli ma senza carica da parte delle forze dell'ordine. Una piazza intera­mente piena e centinaia di don­ne sfilate poi in strada. Nessun palco, nessuno ha parlato a un microfono, c'erano solo le don­ne con slogan, cori e megafoni. A Bologna, come anche altrove, in piazza c'erano le donne che negli Anni Settanta hanno combattuto per ottenere la legge 194 e le ragazze più giovani a cui era affidato il compito di aprire il corteo con lo striscione: «Co­munque decidiamo noi». E pro­prio da Bologna partirà anche un esposto alla Procura contro quei farmacisti che fanno obie­zione, rifiutandosi di fornire la pillola del giorno dopo anche a coloro che si presentano con una regolare ricetta medica.



A Milano centinaia di donne ma anche tantissimi uomini (e il giornalista Gad Lerner fra loro), sono scesi in piazza per denun­ciare la loro «indignazione» in una regione come la Lombardia che ha già emanato direttive più restrittive sulla possibilità di ef­fettuare l'aborto terapeutico. «Vigileremo - avvertono le don­ne - affinchè la legge 194 sia ap­plicata alla luce del Dettato costituzionale». Almeno duecento donne a Torino, portate in piaz­za solo dal passaparola. L'appuntamento era di fronte alla Prefettura. Striscioni, rose, slo­gan e molta rabbia: «Siamo an­cora qua - ha detto Marzia Ros­si, 35 anni - a dover ribadire il concetto dell'autodeterminazio­ne delle donne, anche se ormai dovrebbe essere scontato». In piazza giovanissime studentes­se, ex femministe, pensionate, impiegate, manager, madri. Ma anche qualche fidanzato e mari­to come Filippo Graziano, venti­cinquenne, vicino alla laurea: «Sono qui perché non tutti gli uomini sono come Giuliano Fer­rara e la sua incredibile morato­ria sull'aborto».

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