domenica 23 dicembre 2007

Battaglia sulla satira in nome di Voltaire

Battaglia sulla satira in nome di Voltaire

La Repubblica del 8 febbraio 2007, pag. 16

di Giampiero Martinotti

Destra e sinistra per una volta d'accordo, la stampa in prima linea per difendere la satira: il pro­cesso intentato dalle autorità mu­sulmane al settimanale satirico Charlie Hebdo si è trasformato ieri in un caso politico. E la presa di po­sizione pubblica di Nicolas Sarkozy in favore del periodico ha mandato su tutte le furie le autorità musul­mane: il leader della destra è ministro dell'Interno e del Culto e il ret­tore della moschea parigina, all'ori­gine del processo, non ha gradito la scelta di campo. In serata, il Consi­glio francese del culto musulmano si è riunito d'urgenza, ha minaccia­to dimissioni in blocco per poi mo­strarsi più prudente: le autorità musulmane hanno deplorato la «politicizzazione» del processo a causa delle elezioni e hanno chiesto «rite­gno».



A poco più di due mesi dalle ele­zioni era inevitabile che la politica si appropriasse del processo, intenta­to al settimanale per aver riprodot­to le celebri caricature danesi di Maometto, accompagnate da vi­gnette dei suoi disegnatori sullo stesso argomento. Secondo le auto­rità musulmane, si tratta di un atto razzista, di disegni che stigmatizza­no un gruppo di persone «a causa della sua religione»: Maometto vie­ne presentato come un uomo vio­lento, è la loro tesi, e così chi crede in lui è associato a un'ideologia e un'attività terroristiche.



Non la pensa così la classe politi­ca: il segretario socialista, Francois Hollande, e il candidato centrista alle presidenziali, Francois Bayrou, hanno accettato di essere citati co­me testimoni dalla difesa, per difen­dere «i principi repubblicani». Sarkozy non ha voluto lasciarli soli a difendere la libertà di espressione ed ha inviato una lettera al difenso­re di Charlie Hebdo, Georges KieJ-man, principe del Foro ed ex mini­stro di Mitterrand (il legale delle au­torità musulmane è anche avvocato di Jacques Chirac). Durante l'u­dienza. Kieiman ha letto l'inatteso messaggio di Sarkozy: «Ci tengo a portare il mio sostegno al vostro giornale, che s'iscrive in una vec­chia tradizione francese, quella del­la satira». Dopo aver ricordato di es­sere spesso nel mirino di Charlie Hebdo, Sarkozy afferma di aver sempre accettato le sue caricature «in nome della libertà di ridere di tutto. Preferisco l'eccesso di carica­tura all'assenza di caricatura». E l'aula si è messa a ridere quando Kiejman ha letto la firma: «Nicolas Sarkozy, insieme tutto è possibile», cioè il suo slogan di campagna.



Nel pomeriggio, è toccato a Hol­lande difendere il settimanale in au­la: «Questo processo non avrebbe dovuto aver luogo — ha detto rivol­gendosi ai responsabili musulmani —. È meglio un buon dibattito che un cattivo processo. Non vi nego il diritto di farlo. Ma qualunque sia la decisione del tribunale, non credo che abbiate fatto progredire la cau­sa che difendete». Bayrou sarà ascoltato oggi e si presenterà come un credente difensore della laicità: «Non avrei pubblicato quelle cari­cature, per non offendere i creden­ti, ma la libertà di espressione è il nostro bene più prezioso. Per que­sto vado a testimoniare».


Se il mondo politico, grazie anche alla campagna elettorale, si è mo­strato unanime nel difendere Charlie Hebdo, una parte della stampa ha fatto di più. Libération ha ripubbli­cato le vignette e tutto il giornale di ieri è stato fatto insieme ai disegnatori del settimanale satirico: «Nel paese di Voltaire si ha il diritto di cri­ticare le religioni», ha scritto il diret­tore, Laurent Joffrin. Secondo Le Monde, siamo di fronte a un proces­so «d'altri tempi», a una «querelle oscurantista». Un coro che non stu­pisce in un paese come la Francia, che ha fatto della laicità uno degli architravi della coesione nazionale. Mentre resta un mistero perché il moderato Dalil Boubakeur, rettore della moschea parigina, abbia ce­duto alle pressioni dei gruppi più ol­tranzisti che volevano a tutti i costi un processo.

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