sabato 29 dicembre 2007

Bush perde la guerra del sesso

Vittorio Zucconi
Bush perde la guerra del sesso
Tratto da “la Repubblica”, 15 aprile 2007
È costata almeno un miliardo di dollari ed è fallita miseramente anche l’altra guerra preventiva di George Bush, contro la terrificante minaccia del sesso. I "virginauti" americani, i ragazzini indottrinati per anni dal governo e dalla scuola a dire di no al desiderio, lo fanno esattamente come i loro coetanei più disinvolti, lo fanno alla stessa età e forse con più trasporto di chi non aveva giurato l’astinenza pre-matrimoniale. “Abbiamo terrorizzato una generazione descrivendo il sesso come l’anticamera dell’inferno o almeno del cimitero” ha detto il congressman Henry Waxman, oggi presidente Democratico della commissione Giustizia della Camera, “e tutto quello che abbiamo comperato con i fondi pubblici sono tonnellate di sensi di colpa che tormenteranno questi giovani”. Ottima notizia, questa, per gli psicoterapeuti e per gli psichiatri di domani. La "guerra preventiva" contro il desiderio che affiora nella pubertà era cominciata già sotto il regno di uno che ai voti di castità aveva rinunciato fin dalla più tenera età, Bill Clinton. Alla metà degli anni '90, quando la nuova destra guidata dal deputato Newt Gingrich (quel guerriero della moralità che si trastullava a letto con un’amante mentre la moglie agonizzava in ospedale) aveva preso il controllo della Camera, era stato autorizzato il primo stanziamento pubblico, 68 milioni di dollari, per l’educazione all’astinenza dei bambini di 9 anni negli Stati che avessero accettato di mettere la verginità nei loro curricula scolastici. Otto Stati avevano accettato i fondi e dunque il programma, nato sulla spinta di una tragedia reale come la gravidanza delle adolescenti soprattutto di colore, era partito con grande marciar di bande e produzione di opuscoli e operette clinico-morali. La buona intenzione era stata purtroppo subito inquinata dall’agenda politica dei crociati del moralismo, dai fustigatori del permissivismo che dopo il Sessantotto aveva spalancato le porte della Sodoma e Gomorra. Sempre federalisti e libertari quando al potere sono gli altri, e sempre centralisti e interventisti quando al potere sono loro, gli ultrà delle destre neo e paleo erano partiti coi soldi pubblici dai bambini di quarta elementare e con l’avvento alla Casa Bianca del Presidente che aveva promesso di ricristianizzare l’America, il programma era esploso. Lo stanziamento iniziale era balzato a quasi 200 milioni annui e ai 268 iscritti nel budget, nella finanziaria del 2007, nonostante le denunce e le proteste di medici, sessuologi, educatori e parlamentari non dipendenti come Bush dal voto dei cristiani, che scoprivano sbigottiti quale robaccia venisse spacciata ai ragazzi, per indottrinarli. Già nel 2004, Waxman aveva portato in commissione fasci di opuscoli diffusi dal governo con notizie false. “L’aborto rendere sterili le donne”, un mito già smentito dall’associazione degli ostetrici americani. “La metà dei teenager gay è infetta dall’Hiv”. Falso. Masturbarsi non rende più ciechi, come predicavano le mamme d’altri tempi, ma può portare al concepimento. Le infezioni veneree, come la clamidia, provocano fatali malattie cardiovascolari, una idiozia che gli stessi autori degli opuscoli furono costretti a eliminare dalle edizioni successive. Per chiarire poi quale fosse la vera linea culturale nascosta dietro i veli della modestia, qualche manuale spiegava che la spinta a fare sesso è espressione del “bisogno di completamento fisico” nei maschi, ma strumento per “raggiungere la sicurezza economica” nelle femmine. Migliaia di pre-teenager e di ragazzi venivano portati in parata davanti alle telecamere o esibiti nelle palestre delle scuole medie e dei licei per pronunciare i loro pledges, i loro giuramenti pubblici di purezza fino all’altare. E chiunque abbia frequentato una scuola può immaginare con un brivido di orrore le risatine, i sogghigni, le battute a mezza bocca, le gomitate, e dunque la vergogna, che accoglievano questi poveri disgraziati. Poi, arrivano i risultati, prodotti dall’istituto di ricerca "Mathematica" e disponibili in Internet. I virginauti lo fanno per la prima volta esattamente alla stessa età media, 14 anni e 9 mesi, dei loro coetanei. La stessa percentuale di indottrinati e non indottrinati, in città e stati diversi, in piccoli paesi di campagna come in metropoli peccaminose: il 51 per cento. Addirittura di più, il 56 per cento contro il 55 dei “non ufficialmente casti” lo hanno fatto negli ultimi 12 mesi, e pure con “tre o più partner”, insinuando l’empio sospetto che abbiano voglia di recuperare il tempo perduto. Lo stesso numero usa quei profilattici che i manuali di propaganda finanziati dai contribuenti descrivono come “efficaci” nella prevenzione delle malattie e della gravidanza “soltanto al 70 per cento”, mentre la cifra reale è superiore al 97 per cento. Se dunque la crociata contro il desiderio è stata prevedibilmente vinta dal desiderio, come accade dal Giardino dell’Eden, la questione dell’educazione ai rischi reali, fisici e psicologici, del sesso prematuro, della diffusione delle infezioni veneree e delle gravidanze adolescenziali rimane aperta ed è serissima. Il fallimento della rieducazione polpottiana anti-sesso dimostra soltanto che il mezzo era sbagliato, non il fine, e la formula semplicistica già cara alla signora Nancy Reagan, quando invitò gli americani a “dire no” per battere la droga, non funziona. Un miliardo di dollari spesi per dire ai giovani di “non farlo”, sono l’equivalente moderno dei vani moniti del parroco felliniano di Amarcord quando ammoniva i fanciulli a “non toccarsi per non far piangere San Luigi” e loro gli mentivano per farlo contento. Almeno ai ricercatori di opinione, se non al confessore, i ragazzi americani di oggi confessano la verità.

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