venerdì 28 dicembre 2007

Gli indigeni: Benedetto XVI è «un arrogante»

da "Il Manifesto",
Il papa in Brasile

Gli indigeni: Benedetto XVI è «un arrogante»

La polemica I nativi d’America latina «non vedevano l’ora di convertirsi»: scoppia il caso

Maurizio Matteuzzi




Siamo arrivati a rimpiangere Andreotti, arriveremo a rimpiangere Wojtyla. In che mondo vive papa Ratzinger? Il suo viaggio in Brasile è appena concluso, si arzigogola sull’esegesi del suo messaggio e si lascia dietro una salva di polemiche furenti.

C’è una parte del suo messaggio che rivela più di una dotta enciclica in latino il vero pensiero del papa tedesco, la sua cosmogonia, il suo senso della storia e del mondo. Quello sugli indigeni. Di cui sembra temere, come il diavolo, la secolarizzazione e le sette evangeliche, il «risveglio» spirituale e politico in atto. Domenica nel discorso di apertura della conferenza dei vescovi latino-americani ad Aperecida, B-16 ha detto alcune cose da far accaponare la pelle. Da ogni punto di vista: religioso, storico, politico, etico. La evangelizzazione dell’America latina da parte dei conquistadores spagnoli e portoghesi? «Non ha visto in nessun momento un’alienazione delle culture pre-colombiane, nè è stata un’imposizione di una cultura straniera». La catechizzazione di massa e forzata degli indigeni? Gli indigeni latino-americani «non vedevano l’ora» 500 anni fa di diventare cristiani e «l’accettazione del Dio sconosciuto» era quel che «i loro predecessori, senza saperlo, cercavano nelle loro ricche tradizioni religiose». I vescovi latino-americani, pur se in gran parte nominati da Wojtyla fra i «sicuri», avranno trasecolato.

Ratzinger ha cancellato la storia e anche il suo mentore Wojtyla che, quantomeno, nel ‘92 aveva riconosciuto l’esistenza di «luci e ombre» e chiesto perdono per «gli errori» e gli eccessi. Errori, eccessi, ombre?

Gli indigeni «non vedevano l’ora» di conoscere il dio di Ratzinger. La croce non è mai stata il complemento spirituale della spada. La «Bolla» di papa Clemente VII nel 1529 (ricordata ieri su Liberazione da Danilo Zolo) con cui autorizzava l’imperatore spagnolo Carlo V «a condurre le nazioni barbare alla conoscenza di Dio … anche con le armi e la forza, affinché le loro anime fossero obbligate a far parte del Regno celeste», fu firmata per fare la volontà del Signore. I 30 milioni di indigeni sterminati, in via diretta o indiretta, nella conquista del Nuovo mondo furono il prezzo necessario pagato alla civiltà e alla (vera) religione. E, per fortuna, sono stati «obbligati» a far parte del Regno dei cieli, almeno i milioni morti dopo che nel 1537 il papa Paolo III decretò «come cosa sacra» i diritti di tutte le persone, inclusi gli indios nativi e poi gli schiavi neri che sarebbero arrivati dall’Africa, accreditandoli di possedere un’anima (ciò che prima era negato dal papa oltre che dall’imperatore). Chissà se l’intellettuale Ratzinger ha mai trovato il tempo di leggere l’illuminante Brevissima relacion de la destruccion de las Indias di frey Bartolomé de las Casas, il vescovo Protector de los indios che non a caso fu messo all’indice dai predecessori di B-16, come B-16 ha messo all’indice 140 teologi non in linea (fra cui molti latino-americani).

In assenza di reazioni della chiesa ufficiale, di fronte a simili abnormità hanno parlato alcuni esponenti dei movimenti indigeni. Jecinaldo Satere Mawe, brasiliano, ha definito papa Ratzinger «arrogante e irrispettoso». Dionito José de Souza, leader indigeno dell’etnia Makuxi, ha ricordato che «lo Stato usò la chiesa per fare il lavoro sporco della coloniaazzzione degli indigeni. Avevano già chiesto perdono e ora il papa che fa, smentisce le parole della chiesa?». Ancor più secca la risposta dell’india amazzonica Nizia Maldonado, ministro venezuelano per i popoli indigeni: «L’invasione imperiale ha portato al maggior genocidio dell’America latina. Mi piacerebbe che un sacerdote si alzasse e dicesse di vergognarsi a sentire che i popoli indigeni stavano aspettando l’evangelizzazione». Qualche prete si alzerà e parlerà?

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