mercoledì 26 dicembre 2007

Colombia, abortisce dopo una violenza, Il cardinale scomunica medici e familiari

DA REPUBBLICA.IT

L'intervento di un' 11enne stuprata dal patrigno ha scatenato le ire della Chiesa: "Un complotto per mettere in atto un crimine"
Colombia, abortisce dopo una violenza
Il cardinale scomunica medici e familiari
Lopez Trujillo: "La bambina è caduta nelle reti di malfattori"
BOGOTA' - Ha abortito a undici anni perchè il suo patrigno l'aveva violentata. E il cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio Consiglio per la famiglia, ha scomunicato tutti i medici che hanno autorizzato e praticato l'intervento. Senza omettere riferimenti ai familiari della piccola. Nella sua visione, infatti, l'aborto è stato un vero e proprio "complotto" che ha organizzato un "crimine" per "stroncare una vita innocente". Dunque passibile di scomunica.

E' successo a Bogotà dove, per la prima volta in Colombia, è stato praticato un aborto legale da quando, lo scorso maggio, la Corte costituzionale lo ha autorizzato nei casi di stupro, rischio di malformazione del feto e pericolo di vita per la madre.
La scomunica del cardinale Lopez Trujillo, è arrivata per radio, come una doccia fredda. Ma lui non ha fatto mezzo passo indietro, ribadendo che "ogni cattolico"
coinvolto in casi del genere è appunto passibile di scomunica. Secondo il cardinale "la bambina è caduta nelle reti di malfattori che devono subire tutto il peso del Codice del diritto canonico". Ora, spetterà al cardinale Pedro Rubiano Saenz, in quanto massimo esponente della Chiesa locale, disporre su chi cadrà la scomunica.

L'intervento alla ragazzina undicenne è avvenuto giovedì scorso nell'Ospedale Simon Bolivar della capitale, il dibattito tra i medici e la Chiesa è invece rimbalzato da una parte all'altra del Paese attraverso i microfoni dall'emittente radiofonica Rcn.

Il prelato non ha risparmiato nemmeno la famiglia, dal momento che, a rivolgersi alla clinica, è stata la nonna della bambina. E non ha esitato a definire "i medici, gli infermieri ed i familiari protagonisti del complotto per mettere in atto questo crimine, con il quale hanno stroncato la vita di un innocente prima della sua nascita sembrano essere".

Carlos Lemus, direttore dell'ospedale, ha ribattuto attraverso la stessa radio con toni egualmente duri. Pur rispettando, infatti, la posizione del cardinale, non la condivide per nulla e chiede che il personale medico sia lasciato stare. "Mi assumo tutte le responsabilità di quanto è successo - ha infatti detto Lemus - i medici alle mie dipendenze non vengano scomunicati, perché sono stato io a disporre l'aborto con una misura istituzionale, decisa nell'ambito di quanto prevede la sentenza della Corte Costituzionale".

Il medico, che ha confessato di essere cattolico e di aver studiato in un istituto religioso ha la coscienza a posto: "Ho visto il visino angosciato della bambina quando è arrivata all'ospedale, e quello del tutto trasformato quando ne è uscita, con la possibilità di ritrovare l'infanzia, gli amici, la scuola". E non ha esitato a lanciare una sfida alla posizione della Chiesa affermando che "anche se sarò scomunicato continuerò ad andare a messa". "Se in futuro mi toccherà di disporne altri per gli altri due motivi previsti, mi scomunichino pure: resterò sempre cattolico".

Anche i poteri forti dello Stato appoggiano in pieno la posizione dei medici, e implicitamente lanciano una frecciata alla posizione anacronistica della Chiesa. Hector Zambrano, sottosegretario alla sanità di Bogotà, ha a sua volta ribattuto: "Continueremo a garantire il diritto ad abortire nei casi previsti dalla legge".

(30 agosto 2006)

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