mercoledì 26 dicembre 2007

Il XXI secolo e il ritorno della fede

Il XXI secolo e il ritorno della fede

Durante il tragitto di quattro ore attraverso la savana, da Kano a Jos, nel nord della Nigeria, si incontrano molti aspetti della vita africana: posti di blocco sorvegliati da soldati avidi di denaro, buche enormi, bambini scheletrici in maglia da calcio che fanno seccare il riso sulla strada. Ma è anche un viaggio lungo la linea del fronte. La Nigeria, divisa in parti uguali tra cristiani e musulmani, è un paese in cui le persone si identificano prima con la loro religione e poi con il loro paese. Secondo il giornalista Shehu Sani, dal 2000 a oggi circa 2Omila persone sono state uccise in nome di Dio. A Kano, il cuore del nord islamico, sette anni fa è stata introdotta la sharia. Molti dei cristiani costretti a fuggire sono finiti a Jos, la capitale dello stato del Plateau, dove comincia il sud cristiano. La strada tra le due città è fiancheggiata da chiese e moschee in concorrenza tra loro.
Questo è uno dei tanti campi di battaglia africani. I cristiani evangelici, aiutati dalle offerte raccolte nelle chiese statunitensi, si spingono a nord e si scontrano con i fondamentalisti islamici, finanziati dai petrodollari sauditi, che si spingono a sud. Negli ultimi tempi i cristiani hanno cominciato a tornare a Kano, anche perché la sharia (che si applica esclusivamente ai musulmani) è stata introdotta solo formalmente: nessuna delle sentenze più dure è mai stata eseguita. Ma non ci vuole molto per far scoccare di nuovo la scintilla.
Tutto il pianeta è attraversato da linee del fronte come questa. I soldati americani e inglesi non combatterebbero in Iraq e in Afghanistan se 19 giovani musulmani non avessero attaccato gli Stati Uniti nel nome di Allah. Fino a quel momento, i grandi interventi militari dell’occidente erano stati decisi per difendere i musulmani della Bosnia e del Kosovo dai serbi ortodossi e dai croati cristiani. Oggi la prossima guerra americana potrebbe essere contro l’Iran islamico. E anche altri conflitti hanno assunto una sfumatura religiosa. Nell’infinita guerra per il controllo della Palestina, sempre più persone dichiarano che Dio è dalla loro parte. In Birmania i monaci buddisti sono quasi riusciti ad abbattere un regime corrotto, ma in Sri Lanka hanno prolungato il sanguinoso conflitto con i musulmani.
Anche gli ex paesi comunisti stanno cedendo di nuovo all’oppio dei popoli. Il Kgb, la polizia segreta sovietica, vietava la religione, mentre il suo successore, l’Fsb, ha una sua chiesa ortodossa davanti al quartier generale. Il presidente della camera polacco si fa il segno della croce prima di sedersi. Alcuni tecnocrati cinesi pensano che il confucianesimo, giudicato «feudale» da Mao, sia un utile collante sociale per il loro paese in via di trasformazione. Ma reprimono brutalmente la setta buddista Falun Gong e temono che il numero dei cristiani superi quello degli iscritti al Partito comunista.
Anche nella vita politica occidentale la religione è tornata in primo piano: Bush comincia ogni riunione con una preghiera. E mentre la sinistra europea at tacca i teocon americani, i conservatori di Washington ribattono che l’Europa laica e senza figli si sta trasformando in Eurabia.
Molti intellettuali, però, pensano che il vero «scontro di civiltà» non sia tra religioni diverse ma tra superstizione e modernità. Alcuni bestseller — La fine della fede di Sam Harris, L’illusione di Dio di Richard Dawkins, Dio non è grande: come la religione avvelena ogni cosa di Christopher Hitchcns — hanno lanciato un attacco alla religione con un’intensità quasi religiosa. Dawkins ha anche creato un’associazione che riunisce gli atei di tutto il mondo.
Tutta questa furia laica, almeno in Europa, nasce in parte dall’esasperazione. Fin dai tempi dell’illuminismo si è creduto che la modernità — l’esaltante combinazione di scienza, cultura e democrazia — avrebbe ucciso la religione. Le cifre sulla religione sono notoriamente inaffidabili, ma la maggior parte dei dati sembra indicare che lo slittamento verso il laicismo si è fermato, e in alcuni casi la religione sembra in crescita. La percentuale della popolazione mondiale che si riconosce nelle quattro maggiori religioni — il cristianesimo, l’islam, il buddismo e l’induismo — è passata dal 67% del 1900 al 73% del 2005 e potrebbe raggiungere l’80% entro il 2050. Inoltre, almeno dal punto di vista laico, sembra che prosperino le religioni sbagliate nei posti sbagliati. In generale, quelle che raccolgono il maggior numero di fedeli sono le versioni più rigide. Alcuni dei convertiti più recenti, anche se non tutti, appartengono alla categoria dei diseredati: il pentecostalismo, per esempio, si è diffuso molto rapidamente nelle favelas brasiliane. Gli evangelici americani tendono a essere persone istruite e benestanti; in India e in Turchia i partiti religiosi sono stati portati al potere dalla nuova borghesia.
Da quando è amica della modernità, la religione è diventata un argomento molto di moda e i credenti fanno sentire sempre di più la loro voce in ogni settore: ormai la religione sta invadendo anche l’economia e il mondo finanziario.

[Brano tratto dall'articolo di John Micklethwait apparso su The Economist ora in Internazionale del 16/22 novembre 2007, pp. 30-31.]
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commento il grasseto sulla frase
I cristiani evangelici, aiutati dalle offerte raccolte nelle chiese statunitensi, si spingono a nord e si scontrano con i fondamentalisti islamici, finanziati dai petrodollari sauditi, che si spingono a sud.
è nostro, ricordiamoci di dare neanche un centesimo alle religioni monoteiste.

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