domenica 23 dicembre 2007

«Fecondazione, quella legge è un fallimento»

«Fecondazione, quella legge è un fallimento»

L'Unità del 15 marzo 2007, pag. 7

di Maria Zegarelli

La legge 40 sul­la fecondazione assistita va modificata perché «inade­guata» e ingiusta. La propo­sta arriva da sette senatori della Cdl che, dopo tre anni dall'entrata in vigore della contestatissima legge non possono che prendere atto del fallimento che è stata. Ieri, nel corso di una conferenza stampa - mentre al piano di sopra si riuniva la Com­missione Giustizia sul tema dei diritti delle coppie di fatto - il re­pubblicano Antonio Del Penni­no insieme ai colleghi Paravia (An), Saio (De per le autonomie), Sterpa e Stracquadanio (Fi), - as­senti giustificati gli azzurri Bion­di e Iannuzzi che hanno sotto­scritto l'iniziativa - presentavano il disegno di legge depositato al Senato. L'obiettivo: estendere la possibilità di accedere alla procre­azione assistita alle coppie portatici di malattie genetiche; istitui­re una commissione presso gli as­sessorati regionali alla Sanità per valutare le richieste di feconda­zione etcrologa (oggi vietata); isti­tuire la crioconservazione degli embrioni e dunque abrogare l'obbligo di impianto di tutti gli embrioni fecondati (che oggi non possono superare il numero di 3); destinare gli embrioni non più utilizzabili per la fecondazio­ne alla ricerca scientifica. Le posi­zioni del senatore Del Pennino -che ieri si è appellato alla trasversalità in parlamento - sono sem­pre state note, già ai tempi del re­ferendum: la legge va modifica­ta, «come ha mostrato l'aumen­to del turismo procreativo che si è registrato in questi anni». Dai dati dell'osservatorio Cecos, che raccoglie informazioni da 27 cen­tri esteri, nel 2003 le coppie italia­ne che si rivolgevano all'estero erano 1000; nel 2005 sono state 4000.



«Trovo molto positivo il fatto che la Cdl abbia presentato un ddl per correggere la legge 40 - di­ce la senatrice Vittoria Franco, coordinatrice nazionale delle Donne Ds - .Come è noto all'inizio di questa legislatura ne ho presenta­to uno analogo per intervenire sulle principali criticità di una legge che finora, secondo i dati del Cecos, ha costretto le coppie, ad andare all'estero per effettuare la fecondazione assistita». Secon­do il professor Ignazio Marino, presidente della Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Mada­ma, la legge 40 «presenta caratte­ri antiscientifici e alcune profon­de contraddizioni». Anche la SIDR (Società Italiana della Riproduzione, che raggrup-pa gli esperti italiani nel settore), ha accolto subito con favore la notizia del ddl, come d'altra par­te le associazioni di pazienti. Non si parla di trasversalità, invece, per un'altra legge di cui tanto si discute: quella sui diritti delle coppie di fatto. «Quella è un'al­tra storia - risponde Stracquada­nio -. Quella non la votiamo». Il governo, «ha fatto un grave errore - dice Del Pennino - presentan­do un ddl. Se avesse lasciato l'ini­ziativa parlamentare le cose sa­rebbero andate diversamente». Secondo Paravia «la materia potrebbe provare soluzioni privatistiche», ma «senza che venga ri­conosciuta la coppia di fatto». Tuttavia aperture nella Cdl, se­condo lo stesso presidente della Commissione Giustizia Cesare Salvi, ci possono essere. E infatti, soddisfatto del dibattito iniziato ieri l'Udc Francesco D'Onofrio, perché «è la prima volta che ven­gono fuori le vere differenze, che sono differenze culturali e filosofiche profonde». Il ds Felice Casson spiega: «Nel complesso più che scegliere tra i dieci disegni di legge depositati, crediamo più opportuno costituire un comita­to ristretto, richiesto da più forze politiche, che dovrà definire i punti in comune tra le diverse proposte, esaminare le situazio­ni critiche, come nel caso delle adozioni e dell'affidamento di minori, e prospettare una solu­zione di sintesi adeguata. Tra i di­ritti fondamentali che vogliamo riconoscere ai conviventi ricor­diamo l'assistenza sanitaria». Sal­vi si dice sicuro di arrivare a un ac­cordo con la Cdl: la Commissio­ne, assicura, è riuscita a calmare le acque e procedere «serenamen­te» verso un testo unico «che sia il più possibile condiviso».

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