domenica 23 dicembre 2007

«Ru-486, obiezione di coscienza anche per i farmacisti»

«Ru-486, obiezione di coscienza anche per i farmacisti»

L'Unità del 21 febbraio 2007, pag. 7

di Roberto Monteforte
«Obiezione di coscien­za»: questa è la scelta a cui deve giungere ogni buon cattolico quando con la sua azione potrebbe mette­re in pericolo il diritto alla vita. Quindi non più soltanto il «signor no» del credente che rifiu­ta il servizio militare e di imbrac­ciare un'arma. O per il medico di fronte alla pratica abortiva o al­l'eutanasia, nei paesi dove sono consentite. Devono potersene avvalere anche il ricercatore, lo scienziato e il farmacista di fronte a scelte come la sommistrazione della «pillola Ru-486» che posso­no favorire «l'aborto chimico, la ricerca sulle staminali, ove impli­chi la morte degli embrioni e altre forme di violazione della vi­ta». Lo afferma monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontifi­cia Accademia per la Vita che ieri mattina in Vaticano, ha presenta­to il convegno internazionale su «Coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita» che il 22 e il 23 febbraio prossimi, vedrà do­centi, scienziati, esperti di morale di tutto il mondo riunirsi in Vati­cano per affrontare gli interrogati­vi etici e sociali posti dalle nuove frontiere della ricerca scientifica e del diritto internazionale. Con l'obiettivo di far maturare la con­sapevolezza di come si sia esteso l'ambito dell'«obiezione di co­scienza» per seguire comporta­menti coerenti con il magistero della Chiesa. «Siamo convinti -ha proseguito Sgreccia - che non soltanto c'è uno spazio legittimo per la coscienza cristiana nella so­cietà pluralista, ma c'è un'utilità per tutta la società quando la coscienza cristiana può esprimersi e può offrire il suo contributo». Sul­l'eutanasia, «in presenza di una le­gislazione che la rende legale», per i sanitari cattolici «scatta sem­pre l'obbligo all'obiezione di coscienza». «Un obbligo - ha osser­vato - che non comporta necessa­riamente una dichiarazione pub­blica, questo dipende dalle leg­gi». Come per la legislazione sul­l'aborto: «l'obbligo per il medico cattolico non è quello di dichiara­re pubblicamente di essere obiet­tore, ma quello di astenersi dal­l'atto che è considerato illecito dalla Chiesa. Dipende poi dalle le­gislazioni nazionali». In questo caso non d sono deroghe: perché per chi favorisce l'aborto scatta la scomunica. Negli altri casi posti dalle nuove frontiere della bioeti­ca, non vi è ancora un richiamo cogente. Intanto per mons. Sgreccia è necessario che i paesi ricono­scano anche su queste tematiche la possibilità di ricorrere all'obie­zione di coscienza. Ad esempio, vista la possibilità per le coppie gay di adottare bambini in Gran Bretagna, ha definito «pienamen­te fondata» il diritto all'obiezione da parte delle «agenzie cattoliche» che si occupano dell'affido dei bambini. E si è augurato che questa possibilità venga ricono­sciuta. Ma per il credente, medi­co o politico, resta una scelta obbligata? «Quando il magistero av­verte chi non lo avesse ancora fat­to che in questa materia c'è un contrasto tra il diritto alla vita, po­niamo, e la coscienza cristiana in generale, da un invito ad assume­re una loro responsabilità alle coscienze cristiane. Questo non vuole dire che uno deve esprime­re subito per iscritto l'obiezione di coscienza, ma che se si trova in quella circostanza, deve tenere presente l'obbligo di salvaguarda­re la vita».

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