domenica 23 dicembre 2007

Dare un bacio al proprio amante sarà peccato ma non reato: ecco i pacs

Dare un bacio al proprio amante sarà peccato ma non reato: ecco i pacs

Liberazione del 9 febbraio 2007

di Laura Eduati
Il consiglio dei ministri approva la legge sulle unioni civili, col dissenso aperto di Mastella. Soddisfatti Fassino e Rutelli. Il Prc promette battaglia alla Camera
In realtà nella legge non c’è quasi niente (rinviate le pensioni, nove anni per l’eredità, e non è sicura), però è una legge: in fondo è meglio che niente

Gli italiani che stringeranno un Pacs dovranno amarsi più intensamente delle coppie sposate, e soprattutto evitare di morire prima che scadano i nove anni di convivenza per poter dare al partner il diritto alla successione, cioè all’eredità.
Ma nemmeno allora il partner sarà al sicuro: se un lontano parente di terzo grado, mai conosciuto nemmeno per telefono, avanza delle pretese sul patrimonio, allora il partner sopravvissuto dovrà rassegnarsi e accettare la divisione dei beni (due terzi dell’eredità invece dell’intera). In ogni caso, nessuna pensione di reversibilità. Per quella occorrerà attendere la riforma delle pensioni.
Pacs al ribasso, quelli approvati ieri pomeriggio dal Consiglio dei ministri con un Mastella prevedibilmente assente e un Rutelli entrato col sorriso.
Vediamo prima i contenuti del documento intitolato ”Diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi” che la ministra Bindi - coautrice insieme a Pollastrini - invita a ribattezzare Dico, eliminando così la parola Pacs dal vocabolario.
Primo, ha vinto la linea Bindi: non vi sarà alcun registro delle unioni civili né certificato congiunto anagrafico. I due componenti della coppia (etero o gay) dovranno firmare dichiarazioni separate attestanti il Dico, l’unione di «persone che si prestano assistenza e solidarietà morale e materiale».
Dal giorno della firma in Municipio dovranno trascorrere 3 anni prima di poter subentrare nel contratto di affitto nel caso uno dei due partner muoia o avvenga una separazione. Se sono nati dei figli, il subentro può avvenire anche se non sono passati tre anni.
Tre anni non sono molti, è vero. Ma è altrettanto vero che la maggior parte dei divorzi avviene nei primi quattro anni dalle nozze, quindi ai pacsati (soprattutto agli omosessuali, che non possono avere figli in alcun modo, visto il divieto alla fecondazione eterologa e all’adozione ai gay) conviene tener duro e superare con successo le infinite burrasche della relazione sentimentale.
Perché nei Dico il diritto non è garantito, ma elargito come in un gioco dell’oca: alla casella 3 ottieni il contratto di affitto, alla 9 l’eredità. Anche se, è vero, all’entrata in vigore della legge sarà possibile riconoscere retroattivamente una convivenza che dura da molto tempo: questo per eliminare l’effetto ”anno zero” alle persone in coppia da lungo tempo sotto lo stesso tetto.
Se proprio risultasse difficile sanare i contrasti, si potrà sciogliere il Dico. Il partner meno avvantaggiato economicamente riceverà gli alimenti ma soltanto se la convivenza è durata almeno 3 anni.
Ultimo punto, quello che fa arrabbiare maggiormente chi si è battuto per le coppie di fatto: non vi sarà il diritto della reversibilità della pensione, visto che il Cdm ha preferito attendere la riforma previdenziale in agenda per i prossimi mesi.
Molto più semplice enumerare quello che sarà possibile ai neo pacsati: assistenza in carcere o in caso di malattia, ad esempio, sebbene il testo non equipari esplicitamente il diritto del coniuge a quello dei conviventi Dico. Poi: il convivente potrà prendere decisioni in materia di salute nel caso l’altro cada in una malattia che comporta l’incapacità di intendere e volere oppure, in caso di morte, potrà decidere sulla donazione degli organi e sui funerali: cioò è subordinato ad un documento che i conviventi devono aver firmato prima di ammalarsi o morire, alla presenza di tre tesstimoni: una regola che invece non vale per gli sposati.

Dopo tre anni di convivenza, si potrà esibire il contratto Dico per ottenere il trasferimento in una sede di lavoro più vicina al convivente e, sempre dopo tre anni, il convivente che lavora alle dipendenze del partner può chiedere il riconoscimento della partecipazione agli utili d’impresa.
Le coppie straniere, anche se regolari, non possono accedere al Dico. Via libera invece per le coppie di fatto miste, ma non a quelle che coabitano per ragioni lavorative: Pacs vietati insomma per l’anziano e la badante che l’assiste.
Circa l’accesso alle graduatorie per le case popolari, il testo è ambiguo. Dice infatti che le regioni «tengono conto della convivenza». Un diritto, insomma, subordinato alle decisioni degli enti locali e quindi potrà accadere che un Dico a Bologna avrà maggiori opportunità di un Dico a Verona o a Palermo.
Per Piero Fassino, che un giorno si pronunciò contro le adozioni per le coppie gay, è un buon risultato. Soprattutto perché salverebbe capra e cavoli: «la serenità delle coppie» e l’art. 29, «che sancisce che la famiglia è quella fondata sul matrimonio».
Vladimir Luxuria è delusa come la stragrande maggioranza di Rifondazione: «Compromesso al ribasso per noi inaccettabile». Il ministro Paolo Ferrero è scontento delle norme «arzigogolate» sulla registrazione e dei troppi anni richiesti per accedere ai diritti, ma preferisce toni più pacati: «punti che si vedranno in Parlamento, per i quali non c’è certo la nostra piena soddisfazione».
Il mondo dell’associazionismo gay è in rivolta. Il circolo Mario Mieli parla di legge «priva di umanità» e di « insulto all’intelligenza».
Netta l’Arcigay, scontenta dei tempi troppo lunghi che costringeranno le coppie a gimkane burocratiche: «Questa non è la legge che chiediamo da vent’anni». Fuori del palazzo i GayLib (gay di centrodestra) invocano l’intervento di Strasburgo: «grazie all’ennesima interferenza vaticana gli omosessuali continueranno ad essere considerati cittadini di serie B, una figuraccia di fronte all’Europa».
In definitiva la soddisfazione è stampata soltanto sui volti dei riformisti, tutti tesi a rassicurare che i Dico non sono affatto dei matrimoni di serie B. Rutelli parla di «testo positivo ed equlibrato», Amato reputa i Dico addirittura migliori dei Pacs perché risolverebbero «casi di sofferenza».
I teo-dem come Binetti, pronti alla spaccatura interna della Margherita proprio sull’argomento coppie di fatto perché legati al ”non possumus” del Vaticano, decidono di leggersi il testo prima di affiorare qualsiasi commento.
L’opposizione fischia e batte le pentole. Per tutti, tranne la Dc di Rotondi che si era già smarcata dalla Cdl accogliendo con tiepido favore i Pacs, il ddl del governo è «una farsa» che mette in pericolo la famiglia.
Nel frattempo i giornalisti inseguono i rappresentanti delle gerarchie ecclesiastiche come il segretario della Cei Betori, il quale fa come i teo-dem e non rilascia commenti perché non ha letto il documento. Per Buttiglione, che fu richiamato da Bruxelles per aver pronunciato parole poco lusinghiere sui gay, il Dico è «un riconoscimento morale e di promozione pubblica dello stile di vita omosessuale».

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