domenica 23 dicembre 2007

Diavolo e acqua santa Brescia va alle nozze

Diavolo e acqua santa Brescia va alle nozze

La Stampa.it del 12 febbraio 2007

di Armando Zeni
Con meno entusiasmo degli anni d’oro quando qui si ritrovavano per l’aperitivo Chicco Gnutti e compagnia, gli habituè della Pasticceria Zilioli approvano. Qualcuno con malcelata indifferenza: «È la soluzione meno peggiore». Qualcun altro facendo di necessità virtù: «Finalmente in Borsa ci sarà una finanziaria bresciana». Altri interpretano la vicenda con un realismo che richiama i vecchi slogan leghisti: «Almeno Hopa non è finita in mano ai romani come è successo a Bipop». Approvano.

Ma, a dirla tutta, in questa storia di nozze imminenti tra l’Hopa, ex zoccolo duro della razza padana che accumuna il fior fiore della media imprenditoria made in Brescia, dai Bossini ai Lonati, dai Marniga agli Annovazzi, dai Bonomi ai Bertoli, e la Mittel di Giovanni Bazoli, tassello importante di una finanza che un tempo si chiamava cattolica, stupisce proprio lo scarso entusiasmo dei bresciani. Dappertutto se ne parla, i grandi giornali nazionali da settimane anticipano i dettagli di un’operazione la cui chiusura è attesa a breve dopo il consiglio Mittel di domani, insistendo con il refrain delle nozze «tra il diavolo e l’acqua santa», eppure, in quel di Brescia si glissa («Prima i fatti poi le parole») preferendo, se possibile, interrogarsi sugli effetti di tutt’altra fusione, quella tra Banca Lombarda e Popolare di Bergamo, che con il diavolo e l’acqua santa non ha nulla a che fare ma richiama storiche rivalità tra Brescia e Bergamo, fratelli coltelli.

Basso profilo, lo chiamano, figlio di una cultura pragmatica che bada al sodo. Ma guai a scambiarlo per menefreghismo, peggio, per ostilità. Perché, in fondo, alla chiusura del cerchio con la fusione e la nascita di SuperMittel, ci tengono tutti.

Politici e imprenditori, banchieri e amministratori pubblici. Ci tiene il sindaco Paolo Corsini, diessino, secondo mandato di seguito alla guida di una giunta di centrosinistra, soddisfatto, dice, per la conclusione che si profila e che, spiega, «vede la fine di ogni divisione nella finanza bresciana», vede nascere «una finanziaria di peso che può avere un impatto importante sull’economia locale» e che avrà «uno spessore considerevole a livello nazionale». E ci tengono, eccome, gli industriali, capeggiati da Franco Tamburini, presidente dell’Aib, che sperano proprio nell’impatto positivo e nell’attenzione verso il tessuto imprenditoriale che avrà la nuova SuperMittel. In fondo, sintetizza il presidente della Camera di commercio Franco Bettoni, applaudendo l’operazione, si profila una sorta di ritorno alle origini della cara vecchia Hopa, ritorno in grande stile e con numeri (e mezzi) quattro volte superiori.

Certo, la vocazione originale di Hopa, fornire mezzi e supporto ai centocinquanta e passa azionisti imprenditori della società, si era persa per strada in quell’eccesso di finanziarizzazione che aveva portato a privilegiare la Borsa, le scalate a Telecom, le scorrerie dei furbetti del quartierino, ma adesso, salvaguardato il futuro, torna d’attualità il disegno primitivo e il sostegno all’industria locale. Spiega Bettoni: «È decisivo avere una finanziaria che accompagni il sistema delle piccole e medie aziende bresciane che dietro di loro hanno altre decine di aziende subfornitrici». Perfetta interpretazione che mette insieme il sospiro di sollievo (generale) per l’approdo di Hopa nelle mani sicure e conosciute della Mittel, epilogo tutt’altro che scontato dopo le disavventure di due estati fa, e la soddisfazione (collettiva) per la superfinanziaria che sarà, capace di coniugare esigenze locali ai grandi snodi della finanza nazionale.

Orgoglio, con qualche pregiudizio. Perchè c’è anche chi teme l’espoprio, l’abbandono, con la SuperMittel di Zaleski, Pesenti e Bazoli che, chiuso il capitolo fusione con Hopa, si concentri soprattutto sui grandi giochi, su Generali, su Rcs, su Telecom. «Non mi pare che sia un evento significativo per la struttura economica bresciana, mi sembra piuttosto uno dei tanti tasselli con cui si sta ricomponendo il puzzle della grande finanza italiana», è la descrizione controcorrente della fusione Hopa-Mittel secondo Mino Martinazzoli, ex ministro, ultimo segretario democristiano, bresciano doc. Lui, per dirla tutta, al refrain del diavolo e l’acqua santa non ci ha mai creduto: definizione obsoleta, taglia corto, che non vale più almeno dai tempi in cui la cattolica Banca San Paolo si fuse con il laico e liberale Credito agrario bresciano dando il là alla Banca Lombarda.

E, chiarezza per chiarezza, l’ultimo dei segretari dc non si accoda nemmeno al tormentone che piace ai media di una Brescia crocevia della finanza italica dove il dominus è inevitabilmente il brescianissimo Bazoli: «Brescia non cammina con lui - chiosa Martinazzoli - lui è più avanti, molto più avanti».

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