domenica 23 dicembre 2007

Le paure del Vaticano

Le paure del Vaticano
Il Manifesto del 13 marzo 2007, pag. 1

di Enzo Mazzi

Paura chiama paura e insie­me, tenendosi per mano nell'intento di sostenersi reciprocamente, precipita­no nel baratro. Non trovo altra spiegazione a questa politica fondamentalista e aggressiva pratica­ta dai vertici della Chiesa cattolica. Perfino la tradizionale austera no­biltà dell' Osservatore Romano, il giornale istituzionale per eccellen­za, si sta piegando alle esigenze dell'esorcismo della paura. Ne è un esempio l'attacco smodato con cui il quotidiano della Santa Sede si è scagliato ieri contro la manife­stazione di sabato scorso in favore dei Dico, parlando di «manifesta­zione carnevalesca e irrispettosa». Ma che sta succedendo nei sacri palazzi si domandano increduli in tanti, non solo cristiani critici ma cattolici devoti, teologi, preti, religiosi, suore e anche vescovi delle periferie. Un immenso assordante silenzio nasconde lo sconcerto del mondo cattolico. Una gerarchia resa insicura dal procedere inarrestabile della seco­larizzazione e della libertà di co­scienza nell'insieme della società e all'interno della Chiesa stessa, ag­gredita dalla paura che si sgretoli dalle fondamenta, come le mura di Gerico, l'imponente potere ac­cumulato nei secoli, tenta dispera­tamente di salvarsi aggrappandosi alle angosce esistenziali, eriche, materiali, di una società altrettan­to insicura.



Il cristianesimo è nato da un grande movimento popolare di li­berazione dalla paura e ora il domi­nio della paura rischia di portarlo alla rovina. «Non abbiate paura, il crocifisso è risorto», dice l'appari­zione di un messaggero celeste al­le donne davanti al sepolcro vuo­to. Il crocifisso è, nel Vangelo, il simbolo di una società nuova che risorge dalla paura ed è destinata a soppiantare il vecchio mondo il quale per esorcizzare la paura del­la fine si allea ma inutilmente con la morte. Così nacque il cristianesi­mo. Così si sviluppò nei primi secoli quando i cristiani affrontarono impavidi le persecuzioni. Finché la croce divenne esibizione della sofferenza del Dio fatto uomo e fu usata quale chiave strategica con cui il cristianesimo si è imposto co­me religione universale vincente, offrendosi al tempo stesso all'Im­pero come strumento di stabilità e unità. E arrivò Costantino che s'im­padronì di quella religione nata dalla liberazione della paura per ro­vesciarla in strumento essa stessa di paura: In hoc signo vinces, in questo segno vincerai, cioè nel se­gno della croce come sacrificio pe­renne.



Dopo due millenni è il cristiane­simo che sta usando la crocifissio­ne per salvarsi dalla paura: crocifig­ge le donne, i gay, i tanti Welby, le coppie di fatto, perfino preti e teo­logi che si appellano alla libertà di coscienza.


Ci vorrebbe anche oggi un «an­gelo» che di fronte ai sepolcri vuoti gridasse ai vertici ecclesiastici e in fondo a tutti noi: «Non abbiate pa­ura, quelle e quelli che avete croci­fisso sono risorti».

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