mercoledì 26 dicembre 2007

La protesta dei non cattolici: a noi solo l'l% dello spazio Rai

La protesta dei non cattolici: a noi solo l'l% dello spazio Rai

Il Manifesto del 24 gennaio 2007, pag. 6

Quando si parla di religioni la Rai negli ultimi tre anni ha fatto delle scelte molto precise. Secondo i dati del Centro di ascolto dell'informazione radiotelevisiva - organizzazione legata ai radicali di Marco Pannella - i Tg e i programmi di approfondimento hanno dedicato il 99% dello spazio alla chiesa cattolica e il restante 1% alle posizioni degli ebrei, dei musulmani e infine dei protestanti. Non lasciano margine di dubbio i dati che il Centro di ascolto ha presentato ieri in una conferenza stampa alla camera dei deputati, insieme a un esposto ai garante per le comunicazioni. Per gli interventi in voce, nel 2006 il Tgl ha concesso oltre 10 ore ai rappresentanti della chiesa cattolica e 14 minuti a quelli delle altre religioni. Il Tg2 sette ore contro 18 minuti e il Tg3 sei ore contro 17 minuti. La situazione, riferita al periodo 2004-2006, non cambia se si guarda la quantità di notizie diffuse dai telegiornali Rai. Secondo Marco Pannella, che è intervenuto alla conferenza stampa, «c'è una coltre di silenzio e ancora più grave è il silenzio dei credenti cattolici». Il presidente delle chiese evangeliche in Italia, Domenico Maselli, ha spiegato che nella ricerca «non c'è nessun intervento ostile verso la chiesa cattolica, ma i dati testimoniano un provincialismo religioso allarmante». Anna Maffei, presidente dell'unione cristiana evangelica battista ha chiesto di «superare la pigrizia italiana che porta a cercare sempre gli stessi interlocutori. Sui pacs per esempio abbiamo una posizione, se n'è accorto qualcuno?». Non richiesta, è arrivata la replica del presidente della commissione parlamentare di vigilanza Rai Mario Landolfi (Alleanza nazionale) secondo il quale «è normale che l'informazione sulla religione cattolica sopravanzi le altre visto che è praticata dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Pluralismo sì, ma non si può pretendere una sorta di par condicio».
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commento:
il dato andrebbe aggiornato, basta osservare per capire che ormai la percentuale è ormai scesa sotto lo zero.

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