domenica 23 dicembre 2007

«Non molliamo: cambiare la legge sulla fecondazione»

«Non molliamo: cambiare la legge sulla fecondazione»

L'Unità del 21 febbraio 2007, pag. 7

di Anna Tarquini

Un anno di mancate promesse. Si aspettava di più, molto di più Ma­ria Antonietta Coscioni fin da questo governo. Invece, un anno dopo la morte di Luca, un anno dopo la sconfitta sulla legge 40, di staminali e fecondazione non si parla. L'eutanasia poi è argomento ta­bù. «Le promesse erano altre. Ma adesso ci riproviamo».



Margherita Hack oggi ha fatto un appello al Governo perché difenda con più energia la laicità e l'indipendenza dello Stato dalle ingerenze della Chiesa. Non lo ha fatto?

«Il punto è proprio questo, una norma morale non può divenire legge per tutti, non si può mettere insieme la concezione del peccato confondendola con quella di reato. I cittadini devono essere liberi. Questa difesa e non c'è stata. A un anno dall'in­sediamento del nuovo governo è sempre difficile, e lo è stato anche in tutti questi mesi con ad esempio la battaglia di Wel­by, affrontare questioni fondamentali sen­za che il confronto fosse privo di ideologie o privo di dogmatismi o di accuse senza in­vece cercare di ascoltare le istanze dei citta­dini. Il tempo della politica è diverso dal tempo delle scelte dei cittadini».



Una mancata promessa?

«Questo nuovo governo è in debito con i cittadini anche sulla questione della legge 40. Anche da chi diceva che lo strumento referendario non era lo strumento idoneo per modificare la legge, ma che per modifi­care la 40 sarebbe stato opportuno un in­tervento in seno al Parlamento. Questo in­vece non c'è stato. In realtà non sta avve­nendo, quest'anno non si è parlato per niente. La promessa c'era e invece nulla si è fatto. Ecco perché noi sentiamo l'urgen­za di riavviare questa lotta. La stiamo rifa­cendo partire in tutta Italia proprio in que­ste ore, nella ricorrenza dell'anniversario della morte di Luca e con la consapevolez­za di riappropriarci di quelle energie che sono state fondamentali durante tutta la campagna referendaria non dimentican­doci che poi il progetto è stato appoggiato da dieci milioni di italiani al momento del voto».



Welby la considerate una sconfitta?

«Le parole di Napolitano sono state chiare e senza la risposta di Napolitano non ci sa­rebbe stata la spinta. La classe politica, le commissioni affari sociali e giustizia, han­no preferito ascoltare esperti a porte chiu­se cancellando la volontà dei cittadini. Ci vuole una buona legge sul testamento bio­logico, perché se non passerà una buona legge che rispetta la volontà del malato ci ritroveremo in una condizione peggiore, come per la legge 40».



La prossima battaglia?

«Nei prossimi giorni presenteremo un pro­posta di legge per modificare la 40. Questo vuol dire che il lavoro di Luca Coscioni -anche se apparentemente sembra difficile - piano piano apre porte».

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