martedì 11 dicembre 2007

Vaticano e il tentativo di fermare i processi ai preti pedofili

Sabato, 5 Marzo 2005, il Gazzettino

VATICANO


CITTÀ DEL VATICANO - Il cardinale Angelo Sodano avrebbe chiesto al segretario di Stato Usa Condolize Rice - durante la sua recente visita in Vaticano di metà febbraio - di aiutare la Santa Sede nel bloccare un processo contro preti accusati di pedofilia, nel Kentucky. Lo ha scritto ieri John Allen sul Nathional Catholic Reporter.
Secondo la ricostruzione del giornalista americano, Sodano avrebbe chiesto alla Rice se il governo degli Stati Uniti possa bloccare l' azione legale in corso davanti alla corte di Louisville, un procedimento in cui si chiedono al Vaticano risarcimenti finanziari per gli abusi sessuali sui minori compiuti da preti cattolici.
La Rice avrebbe replicato al segretario di Stato vaticano che secondo la legge degli Stati Uniti è chiesto agli Stati esteri di appellarsi all'immunità come Stato sovrano.
Interpellato dal periodico cattolico americano, il portavoce vaticano Joaquin Navarro-Valls ha risposto che «è ovvio e ragionevole che la Santa Sede presenti la propria posizione come quella di una entità sovrana di fronte al Dipartimento di Stato degli Usa e chieda l'immunità per i propri atti prevista dalla legge internazionale».
Secondo osservatori, negli Stati Uniti non sarebbe la prima volta che il Vaticano chiede aiuto al Dipartimento di Stato in vicende legali.Il procuratore di Louisville, William McMurry, ha affermato che nel processo in questione i risarcimenti chiesti potrebbero ammontare ad alcuni «miliardi di dollari». Ma una legge americana di trent'anni fa (fu approvata definitivamente nel 1976 ed è conosciuta come 'Foreign Sovereign Immunities Act') prevede alcuni casi per i quali uno Stato straniero può venire citato davanti ad una Corte statunitense, come il maltrattamento di cittadini se questo avviene sul suolo americano.
Secondo Mark Chopko, general counsel della Conferenza Episcopale americana, «il coinvolgimento legale della Santa Sede è assolutamente remoto, in quanto la supervisione del clero riguarda i vescovi locali, e nessun altro caso nè dunque i singoli sacerdoti».
Gi. B.

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