martedì 5 febbraio 2008

Spagna, rottura finale tra governo e Chiesa: «Niente come prima»

La Repubblica 5.2.08
Tensione A Barcellona rissa a messa: «Basta ingerenze»
Spagna, rottura finale tra governo e Chiesa: «Niente come prima»
«Potremmo tagliare i fondi ai vescovi»
di Elisabetta Rosaspina

Il premier José Zapatero a Granada: «In democrazia il potere è solo dei cittadini»

La Santa Sede approva il documento della Conferenza Episcopale che dà indicazioni di voto per le elezioni di marzo

MADRID — Le secolari pareti di pietra di Santa Maria del Mar, «la basilica del popolo» di Barcellona, non avevano ancora visto e sentito un fedele interrompere l'omelia, impadronirsi del pulpito ed esortare i vescovi a «non immischiarsi in questioni di Stato». Ma domenica scorsa è accaduto, tra l'indignazione dei parrocchiani, che hanno cacciato l'irriverente golpista, cercando di allontanare dalle navate il diavolo tentatore della politica.
Lodevole, ma inutile fatica: in Spagna, la prova di forza tra il governo socialista uscente, il suo leader e candidato alla riconferma, José Luis Rodriguez Zapatero, e i vertici della Conferenza episcopale sembra destinata ad accompagnare i residui trentatré giorni di campagna elettorale. E forse a prolungarsi oltre, se è davvero fondata la minacciosa sensazione del segretario del partito, José Blanco, per cui «nulla potrà tornare come prima nei rapporti con la gerarchia ecclesiastica».
Dal 30 dicembre, da quando piazza Colon, a Madrid, si riempì di centinaia di migliaia di manifestanti a favore della famiglia tradizionale, benedetti da una quarantina di arcivescovi spagnoli, le frizioni tra il partito di governo e una parte dei prelati sono quotidiane. L'incontro, venerdì scorso, tra l'ambasciatore spagnolo presso la Santa Sede, Francisco Vazquez, e l'arcivescovo Fernando Filoni, della Segretaria di Stato in Vaticano, è stato «sereno», secondo il diplomatico, incaricato di manifestare «il malessere» del governo spagnolo per gli attacchi dei vescovi alle sue leggi (il matrimonio omosessuale, il divorzio express, le adozioni consentite a coppie gay) e alle sue strategie politiche (per esempio nei confronti dell'Eta). Ma il colloquio non ha scongiurato nuove scaramucce.
Domenica il vice presidente della Conferenza Episcopale, cardinale Antonio Cañizares, aveva ribadito che «la Chiesa non starà zitta, anche se questo le attira giudizi falsi e ingiusti » e «nonostante i poteri di questo mondo che vorrebbero ridurla al silenzio». Da Granada, quasi in contemporanea, Zapatero aveva alluso ai vescovi dichiarando che «in democrazia il potere appartiene soltanto ai cittadini». Ieri è stata aggiunta altra legna al fuoco: «Nulla potrà tornare come prima — ha insistito José Blanco in un'intervista tv — dopo l'atteggiamento tanto bellicoso di parte della gerarchia ecclesiastica, che si sta trasformando nello strumento di propaganda delle tesi più conservatrici della destra ». Blanco ha ventilato la possibilità di rivedere gli accordi sui finanziamenti pubblici alla chiesa. Poche ore dopo, da Roma, è giunto l'imprimatur al documento con cui la Conferenza Episcopale spagnola, la settimana scorsa, aveva invitato i cattolici a votare per partiti «che non trattassero come interlocutori politici le organizzazioni terroristiche e che difendessero i valori della famiglia ». Partiti minori alleati del governo, come Izquierda Unida, incitano allo scontro totale: «Denunciare il Concordato e farla finita con i privilegi della Chiesa cattolica».

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