lunedì 17 dicembre 2007

Embrione, altolà dei vescovi «Sentenza contro la Consulta»

Embrione, altolà dei vescovi «Sentenza contro la Consulta»

Corriere della Sera del 26 settembre 2007, pag. 13

di M. Antonietta Calabrò

Dopo il «sì» alla diagno­si preimpianto da parte di un giudice del Tribunale di Cagliari, un nuovo affondo sulla bioetica arriva dalla Conferenza episcopale italiana attra­verso le parole del segretario genera­le, monsignor Giuseppe Beton. «Tro­vo molto strano che un giudice pos­sa giudicare a prescindere da una leg­ge e da una sentenza della Corte Costituzionale ed emettere un giudizio che smentisce la legge e la sentenza» ha dichiarato Beton. «Vorrei capire qual è la logica che sta dietro a una sentenza dì un tribunale che non fa riferimento alle fonti normative», ha aggiunto. E ancora: «Pensavo che i tribunali applicassero le leggi, in par­ticolare quando la loro interpretazione sia supportata dall'organo supre­mo dell'interpretazione delle leggi». Ma la stoccata si è limitata al caso sardo. Infatti monsignor Betori ha anche chiarito che quanto alle legge che in Italia regola la fecondazione assistita, provvedimento sostenuto con la vittoria dell'astensione al refe­rendum del 2005, non ci saranno no­vità. «Noi l'abbiamo difesa, sia pure nella sua imperfezione, e non c'è nes­suna intenzione di ritornare su di es­sa». Sulla bioetica è intervenuto da Lourdes anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco: «Senza morali­tà — ha detto — la vita umana diven­ta una giungla. Pare che ogni deside­rio soggettivo debba essere ricono­sciuto come diritto collettivo. Ma il potere di decidere fra bene e male appartiene solo a Dio».



La levata di scudi dei vescovi ha rinfocolato le polemiche con il fronte laico e riacceso il dibattito non solo politico ma anche giuridico. Sulla stessa lunghezza d'onda della Cei si sono espressi alcuni esponenti di Forza Italia. Per la segatrice Maria Burani Procaccini: «È gravissimo che un tribunale, come quello di Ca­gliari, bypassi una legge dello Stato e una pronuncia della Corte Costitu­zionale decidendo di disapplicare la legge 40». La Procaccini si spinge an­che più in là sollecitando il ministro Mastella «a inviare subito un'ispezio­ne».



Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, è convinto che «non è la legge 40 a dover essere riformata bensì la sentenza del Tribunale di Cagliari». Una voce fuori dal coro azzurro è sta­ta quella di Chiara Moroni che lancia un appello: «La politica non può esse­re miope e deve modificare una legge che ogni giorno dimostra di essere inapplicabile e che è stata fatta partendo da un forte pregiudizio ideolo­gico contro le donne». Invece per Lu­ca Volonté dell'Udc «siamo di fronte a una sentenza apertamente influen­zata dall'ideologia radicale e sini­stroide, in aperta violazione della leg­ge e della Costituzione». C'è poi un al­tro aspetto su cui si dovrà confronta­re direttamente il governo e il Mini­stero della Salute. Il giudice sardo in­fatti nelle trentatré pagine di motiva­zione della sua decisione, dopo aver affermato che nella legge non c'è nes­sun divieto esplicito alla diagnosi preimpianto, ha stabilito l'illegittimi­tà delle linee giuda ministeriali del 22 luglio del 2004, che quel divieto hanno espressamente sancito.



«La Corte Costituzionale non ha bocciato nulla». Così ha replicato al­la presa di posizione della Cei, l'avvo­cato Luigi Concas, difensore della donna il cui ricorso è stato accolto dal giudice. «Si è limitata — ha spie­gato — a dichiarare l'inammissibilità della questione e pertanto non è entrata nel merito della questione».


Anche il fronte laico ha reagito contro la Cei. I radicali Cappato e Berardo dell'Associazione Coscioni hanno accusato «il Vaticano di istiga­re all'aborto terapeutico».

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