lunedì 17 dicembre 2007

Il sabotaggio vaticano sulla bioetica e il tempo di una risposta laica

Il sabotaggio vaticano sulla bioetica e il tempo di una risposta laica

Liberazione del 19 settembre 2007, pag. 1

di Marco Cappato

Centotrentasette anni dopo la breccia di Porta Pia, l’Italia ha affidato al Vaticano il monopolio dell'Etica, sia sul piano dell'informa­zione che su quello delle isti­tuzioni. I media nazionali riportano come notizia di pri­mo piano ogni esternazione - sempre identica a se stessa - da parte del Vaticano su vi­ta e morte, senza mai dare al­cuno spazio a voci di dissen­so nella Chiesa o di altre reli­gioni, e relegando i "pro" e i "contro" nei pastoni indige­ribili riservati ai colonnelli di partito. Sul piano delle isti­tuzioni, i clericali stanno riu­scendo nell'opera di paralizzare anche l'attuale maggio­ranza, basti vedere l'affossa­mento del testamento biolo­gico al quale stanno silen­ziosamente lavorando i ver­tici Ds per sacrificare una riforma promessa sull'altare del Partito democratico. Eppure, esiste un luogo isti­tuzionale che dovrebbe es­sere libero quantomeno di dibattere sui temi della bioetica. Abbiamo fatto lo scio­pero della fame in molti, per diciassette giorni durante il caso Welby, affinchè fosse ri­costituito dopo mesi il Comitato Nazionale di Bioeti­ca. Soltanto grazie a quell'a­zione, Romano Prodi no­minò il nuovo Comitato, e designò Francesco Paolo Casavola come Presidente. Da allora, il nulla.



Al Comitato Nazionale di Bioetica è affidata statuta­riamente anche la funzione di "garantire una corretta informazione dell'opinione pubblica sugli aspetti pro­blematici e sulle implicazio­ni dei trattamenti terapeuti­ci, delle tecniche diagnostiche e dei progressi delle scienze biomediche". Nono­stante tale missione, il Cnb non ha saputo organizzare veri confronti, che coinvol­gessero la gente sui temi di rilevanza per la società e la politica. Si è esaurito in dia­tribe interne, conseguenza diretta della volontà, da par­te della maggioranza cleri­cale dei membri, di fare del Cnb una camera di ratifica delle posizioni più fondamentaliste del Vaticano. Ai clericali sono state riservate tutte le nomine di rilievo, fi­no alla provocazione di desi­gnare come rappresentante del Cnb nella Commissione per la revisione delle linee guida della Legge 40 nientemeno che Bruno Dalla Pic­cola, leader ufficiale del boi­cottaggio antireferendario di due anni fa.



Nessuno spazio nel Cnb per discutere gli aggiornamenti del progresso scientifico, per far parlare gli scienziati e aprire il mondo della ricerca al confronto con l'opinione pubblica. Tutta l'attenzione concentrata a manovrare e trattare suggerimenti per divieti, a creare bizantinismi di compromesso tra esperti del bioeticismo professionista. Incurante del mandato del Cnb e del proprio compito di Presidente, Casavola si dedica unicamente, con ricorrenti editoriali su alcuni dei principali quotidiani italiani, a fare l'esegesi e l'apologia delle ultime esternazioni, di volta in volta di Ratzinger, Bagnasco e Bertone. Nell'ultimo editoriale (il Messaggero, del 18 settembre), dopo aver attaccato il "razionalismo classico" e elogiato "l'inclusività" della messa in latino, indicava ai "sedicenti laici" le "lezioni di umanità" di Giovenale richiamate da Bagnasco. La persona che più di ogni altra dovrebbe consentire agli italiani di informarsi e confrontarsi sulla ricerca sugli embrioni o sulle scelte di fine vita, ha come unica attività di comunicazione la presentazione del Vaticano come baluardo contro "la diseducazione all'etica comunitaria", con dovizia di esempi: dai "roghi nei boschi" alle "difficoltà del mondo del lavoro". Manca solo una riflessione sulla pedofilia.



La legittimità di Casavola, come di Ratzinger o Bagnasco, di dire e scrivere ciò che vuole va da sé. Delegare però al Vaticano quegli obiettivi di informazione sottratti al Cnb produce l'effetto di un vero e proprio sabotaggio istituzionale, una rappresentazione evidente di quella sorta di breccia di Porta Pia alla rovescia, fatti di privilegi fiscali e ricatti partitici, attraverso cui le istituzioni democratiche si lasciano allegramente occupare dal potere vaticano.



Il 20 settembre, a Porta Pia alle 17.30, manifesteremo anche perché le istituzioni si riapproprino del ruolo che dovrebbe essere il loro, sappiano rivendicare a sé almeno l'etica laica del confronto - nella società e persino all'interno della Chiesa - per non parlare dell' etica, da troppi considerata di seconda categoria, della libertà e responsabilità individuale. Speriamo che organizzazioni e partiti "sedicenti laici" - per dirla alla Casavola - decidano di esserci. Ma, di questi tempi, non ci facciamo illusioni.

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