domenica 16 dicembre 2007

"A Roma non si parli di coppie di fatto"

Repubblica 16.12.07
"A Roma non si parli di coppie di fatto"
In consiglio comunale il "registro delle unioni" ma la Chiesa protesta
Articolo sul settimanale della Cei. Il Pd: "Il dibattito in aula però si farà"
di Giovanna Vitale

ROMA - Quel dibattito sulle unioni civili non s´ha da fare. Al Vaticano la moral suasion operata sul sindaco Veltroni e vari ministri della Repubblica non basta più. E, alla vigilia del voto sulle coppie di fatto previsto per domani in consiglio comunale, scende in campo il Vicariato di Roma, come dire il cardinale Camillo Ruini in qualità di arcivescovo della città: con un editoriale pubblicato su Sette, il magazine diffuso ogni domenica con il quotidiano della Cei Avvenire, critica la decisione di discutere un tema che «nessun effetto concreto» può produrre sui cittadini. «L´ennesima battaglia ideologica insomma».
Nelle scorse settimane le gerarchie ecclesiastiche l´avevano fatto capire in mille modi che l´istituzione di un registro delle unioni civili, così come proposto in due delibere all´esame dell´aula Giulio Cesare, era inopportuno. «Siamo nella città del Papa», aveva tuonato la senatrice teodem Paola Binetti, sostenendo l´opzione rinvio lanciata da Veltroni. Subito fallita per l´ostinazione della Sinistra, pronta a rischiare una bocciatura pur di non sacrificare la sua battaglia. Tanto più sicura alla luce dell´ordine del giorno alternativo presentato dal Pd per disinnescare la mina. Contromossa vana. Nell´articolo di ieri, il Vicariato ricusa anche il documento dei democratici, sottolineandone l´inutilità riconosciuta dagli stessi promotori quando affermano che si tratta «di materie indisponibili ai Comuni» e dunque, in assenza di una normativa nazionale, non avrà effetti pratici. Un testo contraddittorio, secondo Sette: prima sostiene che la «città è punto di riferimento dei cattolici di tutto il mondo», ma poi chiede «al Parlamento di affrontare con urgenza le diverse proposte di legge presentate, affinché sia finalmente possibile per gli enti locali individuare strumenti efficaci che diano alle diverse "comunioni di vita" presenti nella moderna società una risposta concreta e soddisfacente». Un punto non negoziabile per la Chiesa: «Non è sufficiente l´intenzione di opporsi a una decisione profondamente negativa, come sarebbe l´istituzione di un registro delle cosiddette unioni civili, per giustificare un odg che alla fine tende al medesimo risultato», spiega. Invitando infine «i cattolici che siedono in consiglio comunale, e tutti coloro che considerano la famiglia fondata sul matrimonio come la struttura portante della vita sociale, da non svuotare di significato attraverso la creazione di forme giuridiche alternative», a «mostrare la propria coerenza».
Una nota che spiazza, ma non fa retrocedere il Pd. «Noi andiamo avanti», taglia corto il capogruppo Pino Battaglia. «Chi ci accusa di subalternità alle gerarchie è stato smentito. Il dibattito in consiglio comunale contribuirà al dialogo sul tema dei diritti delle persone». Ma An avverte: «L´appello del Vicariato non può essere ignorato», esortano Gianni Alemanno e Andrea Ronchi. «Ci affidiamo alla coscienza dei consiglieri comunali di fede cattolica e, più in generale, a quella di tutti i consiglieri di buon senso per non mettere in votazione un Odg contrario all´identità della nostra città e tale da spaccare profondamente la nostra comunità nazionale».

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