martedì 5 febbraio 2008

Lalli: «La scienza sia laica e libera dai condizionamenti religiosi»

Lalli: «La scienza sia laica e libera dai condizionamenti religiosi»

Liberazione del 5 febbraio 2008, pag. 5

Chiara Lalli, docente di logica e filosofia della scienza alla Sapienza - autrice di "Dilemmi della Bioetica", Liguori Editore - in­terviene nella discussione na­ta dopo la presa di posizione dei quattro direttori delle cliniche di Ostetricia e Ginecologia delle facoltà di Medicina delle università romane che invitano a rianimare il feto abortito a prescindere dalla volontà della madre. «E' un at­tacco politico - dichiara Lalli - il bersaglio è la 194».

«Un neonato vitale, in estre­ma prematurità, va trattato come qualsiasi persona in condizioni di rischio». Cosa vuol dire? Cosa cambierebbe rispetto alla 194? Niente. Perché l'articolo 7 del­la legge 194 afferma testual­mente: «Quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere prati­cata solo nel caso di cui alla lettera a) dell'articolo6 (ovvero di grave pericolo per la vita della donna) e il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salva­guardare la vita del feto».

Dunque, nessun attacco alla 194?

Non in modo onesto e diretto. L'attacco e il rischio risiedono nel voler trasformare le indi­cazioni sui prematuri in legge o linee guida. Gli interventi e le decisioni vanno prese caso per caso, in base alla patologia.

In concreto?

Per esempio un grande pre­maturo può trovarsi in condi­zioni simili sia 22 o che a 28 set­timane; cosi come per gli anencefali la situazione non cambia con l'avanzamento della gestazione. Non basta l'età gestazionale per decidere cosa fare e se rianimare, e sa­rebbe assurdo stilare un docu­mento con tutti i casi possibili. Lo spazio decisionale del me­dico è una parte buona della 194 che va difesa. La battaglia, ancora una volta, è mal posta anche se il bersaglio è chiaro.

Il bersaglio è ancora una vol­ta la 194?

Certo, è un attacco politico. Sul piano operativo sarebbe suffi­ciente adottare la carta di Fi­renze del 2007 (redatta come regolamento etico), stilata da importanti neonatologi insie­me a molte associazioni. E sarebbe fondamentale ricordare che circa il 30-35% dei neonati prematuri (22,23 o 24 settima­ne di gestazione) muore in sa­la parto. Circa il 45% è sottoposto a cure intensive e muore durante la terapia. La soprav­vivenza è del 25%; ma il 95% dei sopravvissuti ha gravi han­dicap cerebrali. Quanto ripor­tato sul "prendere tempo" (nel documento che ha avviato le polemiche) è un orrore uma­no morale e medico. Prendere tempo significa protrarre una agonia? Il tempo non è moral­mente neutrale ed invocarlo schiaccia e ignora i sentimenti dei genitori, incastrati in un meccanismo delirante di intubazioni forzate e di terapia in­tensiva.

Da qualche tempo si sente ri­parlare dei valori religiosi an­che in ambito medico-scientifico. Quali rischi?

Il rischio maggiore è quello di immettere valori personali in una pratica che dovrebbe ten­dere a valere per tutti e a considerarli dati "oggettivi".

Perché parla di valori personali?

Personali perché la religione riguarda la sfera personale e intima, non quella pubblica ne, tantomeno, quella medica e scientifica. Che l'embrione sia persona oppure no è un giudizio morale non medico. Vorrei inoltre ricordare che il cattolicesimo è una delle religioni, non "la Religione". Per questo motivo è così impor­tante il valore della laicità. Non per una moda sciocca ed edo­nista, ma perché garantisce uno spazio entro il quale ognuno sceglie secondo le

proprie preferenze a patto di non danneggiare i terzi. Se io faccio il pompiere non posso dire che la mia religione mi impedisce di spegnere un incen­dio in un luogo sconsacrato. Dunque, se faccio il medico devo prendere in carico anche i miei doveri, oltre che lo sti­pendio.

E' una critica ai medici obiet­tori?

Io mi chiedo: essere Testimo­ne di Geova è compatibile con la professione di medico? Se non faccio entrare le mie credenze direi di sì. Ma se dico non ti faccio una trasfusione perché è contraria alla mia religione, allora qualche problema di compatibilità si pone.

Dunque, se il medico è con­vinto che l'embrione è perso­na potrebbe anche opporsi al­la contraccezione o alla pillola del giorno dopo; e di fatto ac­cade spesso. Senza contare che la 194 ammette l'obiezio­ne di coscienza, ma perver­tendo il suo significato profondo. L'obiezione in sen­so stretto prevede rischi per­sonali (perfino il carcere); in­vece oggi chi fa l'obiettore ri­ceve una promozione.

Testamento biologico, euta­nasia, ora aborto. Ultima­mente si è creato un fronte di medici e di politici pronti alle barricate. Che ne pensa?

Nonostante le dichiarazioni sulla libertà come valore fon­damentale, è diffusa l'idea che le persone non siano capaci di scegliere cosa sia meglio per loro. Lo Stato vuole scegliere qual è il nostro bene e dirci se e come morire, come curarci, come vivere. Il tratto comune è l'attacco alla libertà perso­nale e alla autodeterminazio­ne. E' bene anche ricordare che se c'è la libertà di scegliere nessuno è costretto ad abor­tire, morire o divorziare. E' una possibilità in più e solo se ci sono più possibilità ci sono scelte morali. Se ho una sola strada da percorrere non sarà né morale né immorale: è l'unica possibilità che ho. L'alternativa al relativismo morale, che ormai dire a qualcuno "sei un relativista" è quasi un insulto, è l'oppres­sione e il dogmatismo.

In che senso?

E’ l’imposizione di un punto di vista - che sarà sempre perso­nale -, cioè un Valore imposto a tutti. E' il peccato che diventa reato o il "secondo me è sba­gliato" che diventa legge.

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