giovedì 20 dicembre 2007

Aborto, sì del Papa alla scomunica

Aborto, sì del Papa alla scomunica
La Repubblica del 10 maggio 2007, pag. 11

di Marco Politi

Niente comunio­ne ai politici che approvano l'a­borto. Papa Ratzinger sostiene i vescovi messicani, che negano l'eucaristia ai deputati di Città del Messico rei di avere votato una legge che depenalizza l'aborto. «Questa scomunica — afferma il pontefice in volo da Roma a San Paolo — non è arbitraria. È previ­sta dal codice del diritto della Chiesa». La vicenda ha infiamma­to il Messico. Appena votata la legge, il portavoce del cardinale Norberto Rivera Carrera ha intimato ai parlamentari, che erano a favo­re, di non farsi più vedere in «nes­suna chiesa del mondo».



Di una legge simile si parla ora anche in Brasile e in altri paesi la­tino-americani. Alla nostra domanda, se condivide la scomuni­ca, Benedetto XVI risponde chia­ramente: «Non hanno fatto nien­te di nuovo, di arbitrario, di sor­prendente. Hanno solo messo in luce con una dichiarazione pub­blica che l'uccisione di un bambi­no innocente non è compatibile con il fatto di comunicarsi con il corpo di Cristo». La Chiesa, ag­giunge, apprezza la vita umana sin dal suo primo momento. E lo stesso dichiara atterrando a San Paolo: l'identità cristiana esige il rispetto della vita dal suo concepi­mento fino al suo declino natura­le.



E tuttavia l'ok papale alla linea oltranzista mode in Messico è de­stinato a scatenare polemiche. Il portavoce vaticano va più tardi dai giornalisti per attutirne l'effet­to. «Il Papa — dice padre Lombar­di—ha voluto appoggiarci vesco­vi messicani senza andare più in là. Loro d'altronde non hanno di­chiarato ufficialmente una sco­munica canonica, e non lo fa il Pa­pa. Si tratta piuttosto di un'autoesclusione dall'eucaristia per colo­ro che favoriscono l'aborto».



Ma la folgore che colpisce i po­litici resta. Benedetto XVI arriva in Brasile pronto ad affrontare tutte le sfide. «I valori cristiana in America lati­na — annuncia — non saranno mai cancellati». In aereo Ratzin­ger si concede per la prima volta nel suo pontificato ad una confe­renza stampa senza rete. Un giro d'orizzonte rivolto al passato e al futuro. Il Papa fa i conti con la teo­logia della liberazione: «Oggi è evidente che i fragili millenarismi, che promettevano con la rivoluzione immediate condizioni di vi­ta giusta, erano sbagliati».



Il Papa non ha paura del con­fronto-scontro con le sette. Spie­ga che la corsa verso i movimenti neo-evangelici «dimostra una se­te di Dio» nel bisogno di soluzioni concrete anche ai problemi della vita quotidiana. La Chiesa cattoli­ca, soggiunge, deve dare una risposta a questa sete di Dio da parte dei poveri, che lo vogliono «sentire vi­cino». Bisogna aiutare la gente a trovare condizioni di vita giuste, sottolinea, sia a livello microeco­nomico in situazioni di concre­tezza, «come fanno le sette», sia a livello macroeconomico.



Benedetto XVI torna spesso sul tema della giustizia sociale. Sottolinea l'impegno della Chiesa per le riforme sociali, insiste sull'educa­zione alla legalità, ribadisce che la missione primaria della gerarchia è di formare cattolici che si ispirano al Vangelo, praticano le virtù personali e civili e si sentono re­sponsabili verso la società. Sa— e lo dice — che in America latina non si può operare con la bac­chetta magica. Anche i «piccoli coltivatori» di droga, racconta, fanno parte di una «grande mer­cato» che li usa. Per questo ci vuo­le pazienza e tenacia nel bonifica­re la società.



Gli preme soprattutto — vista la politicizzazione praticata a suo tempo dalla teologia della libera­zione — raccomandare che non ci sia «commistione tra Chiesa, fede e politica». La Chiesa, afferma il pontefice, indica strade giuste ma «ri­spetta la laicità» e la distinzione tra responsabilità ecclesiale e respon­sabilità politica. Appena messo piede in Brasile, specifica: «La Chiesa vuole soltanto indicare i va­lori morali di ogni situazione e for­mare i cittadini perché possano decidere coscientemente e liberamente». (Ma sui cosiddetti principi non negoziabili, ormai lo si è capi­to, ogni pressione sul ceto politico è lecita).



L'antica diffidenza verso i movi­menti ecclesiali di sinistra riaffiora in Ratzinger quando gli chiedono della beatificazione del vescovo Oscar Romero, ucciso ventisette anni fa nel Salvador dall'estrema destra. «Uomo di grandi virtù cri­stiane, impegnato per la pace e contro la dittatura, ucciso (cele­brando la messa) durante la consa­crazione, da testimone della fede», lo elogia Benedetto XVI. Ma, ag­giunge, un parte politica ne ha vo­luto fare «ingiustamente» una ban­diera. Purificato da questo tentati­vo, merita la beatificazione: «Non ne dubito».


Applausi hanno accolto il Papa al suo arrivo. «La chiesa e lo Stato in Brasile - gli ha detto il presidente Lula accogliendolo in Brasile - han­no una tradizione di mutuo rispet­to e cooperazione» che permette la realizzazione di molte iniziative sociali, utili per migliorare «la vita della nostra gente». Ma ci sono an­che voci critiche. Ideologo Leonar­do Boff (silenziato da Ratzinger quand'era cardinale) gli rimprove­ra di propagandare una Chiesa «che deve solo insegnare e non ha nulla da apprendere: una posizio­ne molto vicina al fondamentali­smo». Ma Benedetto XVI è arrivato di buon umore. Sa che molti fedeli non l'ascoltano?, gli hanno chiesto. «Anche nostro Signore — ha replicato sorridendo — non è stato ascoltato da tutti».

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