giovedì 20 dicembre 2007

Chicago, chiude il super seminario della Chiesa Usa

Chicago, chiude il super seminario della Chiesa Usa

La Stampa del 18 giugno 2007, pag. 9

di Maurizio Molinari
Troppo poche le vocazioni e troppo scarsi i risultati: il seminario Quigley di Chicago chiude i battenti, privando la Chiesa cattolica americana di uno dei suoi laboratori più importanti e mettendo in luce la drastica riduzione del numero dei preti. L’edificio in stile gotico dell’«Archibishop Quigley Preparatory Seminary» sulla Michigan Avenue nel distretto commerciale di Chicago è stato per 102 anni uno dei cuori pulsanti del cattolicesimo d’America: da qui sono usciti cardinali come Edward Egan, titolare della sede di New York, e Wilton Gregory, arcivescovo di Atlanta, e con loro migliaia di altri uomini di fede. Ma il periodo d’oro del boom delle vocazioni oramai è al tramonto. Se negli Anni 50 al Quigley vi erano oltre 1300 studenti, quest’anno non sono stati che 183 senza contare che fra i 3000 studenti laureatisi negli ultimi 17 anni solo uno è stato ordinato prete, nell’oramai lontano 1999. Il calo di affluenza ha portato a progressivi problemi di bilancio arrivati a sommare un milione di dollari di debiti di fronte ai quali l’Arcidiocesi di Chicago non ha avuto molta scelta ed ha reso pubblica la chiusura.

Si tratta di un evento che scuote i cattolici d’America perché vi vedono la cartina tornasole di una tendenza molto vasta e apparentemente inarrestabile: se alla fine degli Anni 60 vi erano negli Stati Uniti 122 seminari che sommavano oltre 16 mila ragazzi in età liceale oggi il totale degli studenti non supera quota 500 mentre il numero dei seminari si è ridotto a 7. Il calo del numero dei preti è una conseguenza: erano 59 mila nel 1975 mentre alla fine del 2006 erano scesi a 42 mila. L’effetto lo si vede entrando in qualsiasi parrocchia: i preti sono in gran parte stranieri, soprattutto ispanici o provenienti dal Terzo Mondo, e sono loro oramai ad essere la spina dorsale del cattolicesimo americano. Dei 13 preti ordinati in maggio a Chicago uno solo era americano ed era anche l’unico ad avere superato i 40 anni di età, mentre gli altri erano al massimo trentenni. Sono molteplici le origini di quanto sta avvenendo: dall’impatto dello scandalo della pedofilia che tre anni fa investì numerose diocesi fino ai nuovi costumi sociali, che portano i giovani a sposarsi subito dopo aver finito la scuola superiore allungando così i tempi dell’eventuale avvicinamento ad una fede che obbliga al celibato. «Le vite si sono allungate - ha spiegato James Accuso, portavoce dell’arcidiocesi di Chicago, al Washington Post - a partire dagli Anni 60 e 70, portando gli uomini ad essere ordinati preti solo più avanti negli anni».

Dietro questo fenomeno c’è l’impatto di una cultura popolare che guarda con scetticismo agli adolescenti che rinunciano presto a sesso e matrimonio, spingendoli a tentare altre strade prima di scegliere il sacerdozio. «Rispetto a quanto avveniva in passato oggi sappiamo molto di più della sessualità» aggiunge il reverendo Donald Cozzens, docente della John Carroll University di Cleveland ed ex rettore di seminario, secondo il quale «anche la frantumazione della famiglia tradizionale porta alla diminuzione del numero dei preti». Da qui la trasformazione di seminari come il Quigley da luoghi di studio che aprivano la strada al sacerdozio a licei scelti dalle famiglie intenzionate a garantire ai figli solo una solida formazione religiosa cattolica. Ma nulla di più.

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