giovedì 20 dicembre 2007

"Convertire" l'Europa la nuova missione degli evangelici Usa

"Convertire" l'Europa la nuova missione degli evangelici Usa
Corriere della Sera del 4 maggio 2007, pag. 50

di Massimo Gaggi

Una Francia sempre meno incline alla spiritualità e sorpresa dalla rapidità con la quale le congregazioni cristiane evangeliche come l'Impact Christian Center si stanno moltiplicando nelle comunità di immigrati della banlieue parigina. In Gran Bretagna molti pastori evangelici alcuni arrivati direttamente dagli Stati Uniti si travestono da rapper per attirare l'attenzione delle bande giovanili della periferia londinese. In Germania alcuni gruppi evangelici hanno lanciato un'offensiva legale e una campagna politica per ottenere il riconoscimento del diritto di ritirare i loro figli dalle scuole, accusate di non fornire un'educazione realmente cristiana. Una battaglia durissima, quella per l'«home schooling» (i ragazzi che studiano in casa, una pratica accettata negli Stati Uniti, quando è legata a motivi religiosi), arrivata anche davanti alla Corte europea. I protestanti evangelici, sempre più influenti negli Stati Uniti, fanno proseliti ovunque dall'America Latina soprattutto Ecuador, Guatemala, Nicaragua e Brasile, dove hanno ormai 30 milioni di fedeli all'Africa. Qui le missioni evangeliche sono diventate le più attive: l'unico credo cristiano in forte espansione in un Continente nel quale sale l'influenza musulmana. Col loro fervore, messaggi molto semplificati e uno strano modo di promettere ai diseredati del mondo un futuro di riscatto capitalista, gli evangelici stanno conquistando fedeli soprattutto in Nigeria, Sudafrica e Kenia, dove oltre la metà della popolazione aderisce a questa confessione.



I gruppi evangelici americani hanno sempre gestito attività filantropiche nei Paesi più poveri. Ma negli ultimi decenni c'è stato un vero salto di qualità con la crescita dei movimenti integralisti, le «crociate» lanciate da leader come Jerry Falwell e Pat Robertson e la dimensione internazionale assunta da organismi politico-religiosi come Focus on the Family che diffonde i sermoni di James Dobson attraverso centinaia di stazioni televisive e radiofoniche sparse in tutto il mondo (ce ne sono, sorprendentemente, decine anche in Cina e in Paesi musulmani come l'Indonesia). Focus on the family ha alcune piccole stazioni radio anche in Italia, dove le congregazioni evangeliche cominciano a crescere nelle grandi città, soprattutto per iniziativa delle comunità di immigrati.



Questi gruppi in Europa sono ancora piccoli, ma sono ben visibili per il loro fervore e la capacità di interloquire con la politica. Certo, nulla di paragonabile al Canada dove gli integralisti americani sono sbarcati a Montreal per evangelizzarla, dopo aver verificato, statistiche alla mano, che è la città del Continente con la più bassa percentuale di credenti. Ma in Europa organizzazioni legate ai leader evangelici americani come l'Alliance Defense Fund o l'American Center for Law and Justice di Pat Robertson stanno conducendo vere e proprie battaglie legali. Quello dell'educazione cristiana dei figli è solo uno dei fronti: questi centri si battono contro i matrimoni gay, aiutano chi si rifiuta di lavorare la domenica per motivi religiosi, difendono in tribunale i pastori accusati di istigazione all'odio per i loro sermoni estremisti contro gli omosessuali. E in Francia un centro legato a Robertson fa lobbying nel tentativo di bloccare i finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali embrionali.



Una presenza che in Europa comincia a suscitare sospetti e ostilità, ma i gruppi Usa sono determinati: dicono che per loro è importante incidere sulla dimensione etica dell'Europa anche perché a volte le corti statunitensi, quando devono giudicare istanze delicate sulle quali non esiste una giurisprudenza, guardano, soprattutto in materia di bioetica, ai precedenti stranieri e agli standard accettati a livello internazionale.

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