lunedì 17 dicembre 2007

E in cassa finisce anche quasi tutto l' 8 per mille

E in cassa finisce anche quasi tutto l' 8 per mille

La Repubblica del 29 agosto 2007, pag. 5

di Laura Troja

La chiave è lì: comma 3 della legge (la 222/85) che attua la revisione del Concordato. Il comma in questione ri­guarda l'otto per mille sull'Irpef: «Le de­stinazioni vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei reddi­ti». Ma «in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse». Un dettaglio, se non fosse che quella delle "non scelte" è la quota più consistente degli italiani che compilano la dichiarazione dei redditi. Il 60 per cen­to. Il restante 40 sceglie. Tra Stato (circa 3%), Chiesa Cattolica (circa 36%) e altre cinque confessioni religiose. Ora 36, rap­portato al 40 di chi esprime una scelta, fa 90%. È quanto delle quote inoptate tocca alla Chiesa. Tradotto in euro, con quello che arriva per decisione esplicita dei di­chiaranti: quasi un miliardo l'anno (991.278.769 euro nel 2007).



Un meccanismo «paradossale», nota Lanfranco Turci, Rosa nel Pugno : «Così il "silenzio" vale come pronuncia di un'in­tenzione, ma chi non risponde è convin­to che l'otto per mille vada dritto al Fi­sco». Un gruppo di studio è al lavoro su una proposta di legge che dia l'otto per mille non optato ai Comuni per finalità sociali. Ma, spiega Turci, «la norma è frutto di un accordo tra stati, il nostro e il Vaticano, se prima non si modifica quel­lo non può essere toccata». Allora «basta un po' di chiarezza: il ministero del Tesoro faccia campagne informative».

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