venerdì 14 dicembre 2007

Guerra sulle staminali "Fondi solo agli amici"

Guerra sulle staminali "Fondi solo agli amici"

La Stampa del 20 novembre 2007, pag. 18

di Gabriele Beccaria

Se sei un ricercatore e ti dico­no che i fondi per i tuoi studi non ci sono, perché sono sta­ti assegnati con la logica «top-down», allora ti stanno prendendo per i fondelli.



Nessuno scien­ziato da New York a Shanghai ha mai sentito parlare del sistema «top-down», perché non esiste. O meglio, non esisteva, finché il neo-anglismo non ha visto la luce all'Iss, l'Istituto Supe­riore di Sanità, do­ve i finanziamenti per le ricerche sulle cellule staminali - le famose cellule al centro delle polemi­che, strapazzate tra fautori delle embrionali e delle adulte - seguono da tempo percorsi bizzarri: sono quelli «top-down», appunto, con­cessi dall'alto al basso senza controlli, incompatibili con l'unico sistema uni­versalmente ammesso di finanziamento delle ricerche - la «peer review» - che esige trasparenza e me­ritocrazia.



Lo scandalo è nazionale e interna­zionale. Tre dei cervelli della ricerca sulle staminali in Italia - Paolo Bian­co, Elena Cattaneo e Ranieri Cancedda - hanno scrit­to a settembre una lettera riservata al ministro della Salu­te Livia Turco per denunciare i pastic­ci dietro il «top-down». Senza risultati. E intanto la ce­lebre rivista scienti­fica Nature ha pub­blicato un editoria­le di fuoco proprio sulla gestione del­l'Istituto Superiore di Sanità e la «scienza ai macche­roni». Che fine han­no fatto i 3 milioni di euro stanziati nella Finanziaria 2007 per studiare le staminali, che - sostengono gli scienziati dagli Stati Uniti alla Cina - potrebbero aiutarci a debellare mali globali come diabete, Alzheimer e cancro?



«Dal ministro non abbiamo ricevu­to risposta - spiega uno dei "Tre Co­raggiosi", il professor Paolo Bianco dal laboratorio all'Università La Sa­pienza di Roma -. Ecco perché abbia­mo deciso di rendere pubblica la no­stra lettera. La questione è di interes­se generale: per chi è tra le provette e per il pubblico». A farsi vivo è stato Enrico Garaci, fresco di nomina alla presidenza dell'Iss (riconfermato dal ministero per la terza volta, nonostan­te il «no» del Senato): «Gli abbiamo chiesto chi fossero gli studiosi che hanno ricevuto i soldi, quali i progetti e le procedure. E dove fossero i bandi e chi avesse fatto le valutazioni. Ci ha mandato una mail tardiva ed evasiva, che diceva: "Le informazioni non so­no disponibili"».



«Il fatto sorprendente è che, men­tre non sono disponibili per via ufficia­le, le informazioni circolano comun­que», spiega la professor essa Elena Cattaneo, direttore del Centro sulle staminali dell'Università di Milano. E' stato Angelo Vescovi, del San Raffaele di Milano, ad annunciare di essere sul punto di ricevere 300 mila euro. E non c'è bisogno di essere dei Pulitzer del giornalismo investigativo per sa­pere che ha organizzato una campa­gna contro le staminali embrionali al tempo del referendum sulla procrea­zione e che abbia accettato di lavora­re in una fondazione di Terni, il cui presidente è lo stesso Garaci, il quale fa anche parte del gruppo cattolico «Scienza&Vita», notoriamente ostile agli studi sulle embrionali.



Un italico conflitto di interessi che indigna gli osservatori anglosassoni e fa pensare male ai «Tre Coraggiosi», mentre tra una mail e l'altra Garaci si corregge, puntualizzando che i soldi non sono ancora stati assegnati e che a decidere sarà una commissione mi­nisteriale. «In realtà il presidente ci ha confermato che esiste un "Programma di interesse nazionale" sulle staminali - spiega Bianco -: è per­ciò inaccettabile che si definiscano dei destinatari di finanziamenti pubblici senza un bando né progetti multi­pli, che secondo le regole internazio­nali devono essere valutati da esperti anonimi con un parere che ha tre ca­ratteristiche: essere indipendente, terzo e competente. Significa che i re­visori non possono avere connessioni con i ricercatori né con l'agenzia che eroga i fondi. E' la "peer review" e non si è visto niente di tutto questo».



I «Tre Coraggiosi» aggiungono di conoscere i nomi dei privilegiati, «ma chiediamo l'elenco ufficiale». Che non c'è. Si sa solo - parole di Garaci - che i 3 milioni sono «vincolati», vale a dire destinati all'Iss stesso e agli istituti zooprofilattici, oltre che agli Irccs, gli istituti di cura a carattere scientifico. Peccato che il terzo firmatario della lettera, il professor Ranieri Cancedda, direttore del laboratorio di medici­na rigenerativa dell'Istituto per la ri­cerca sul cancro di Genova e da de­cenni affiliato con un Irccs non sia mai stato contattato. E infatti è lui a dire: «Siamo di fronte al muro di gom­ma di un sistema che assorbe qualun­que critica e sperare nel miracolo di­venta difficile».


Quando uno scienziato invoca il mi­racolo, la situazione è davvero al limi­te. Se il 2007 è un enigma circondato da un pasticcio, «è dal 2001 che la ri­cerca sulle staminali viene finanziata in assenza di rigorose procedure», de­nuncia Elena Cattaneo. E' per questo che ha promosso un paio di interroga­zioni parlamentari e che con gli altri «Coraggiosi» sta raccogliendo il soste­gno di tanti camici bianchi, esasperati dalla logica dei soldi sottobanco: «Questa vicenda - accusano - è l'estre­ma frontiera del male che affligge la ricerca in Italia. Non si è rispettata nemmeno la forma. Basta con la farsa del "top-down"».

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