lunedì 17 dicembre 2007

La Chiesa e i vantaggi fiscali L'Europa invita l'Italia a chiarire

La Chiesa e i vantaggi fiscali L'Europa invita l'Italia a chiarire

Liberazione del 29 agosto 2007, pag. 4

di Angela Mauro
L'Unione Europea torna a chiedere chiarimenti al governo italiano sui vantaggi fiscali concessi alla Chiesa Cattolica in violazione delle norme comunitarie sulla concorrenza. Il mondo politico italiano reagisce, tentando di ridurre il tutto alle solite polemiche tra clericali e anticlericali, ma la questione posta da Bruxelles appare sicuramente seria, di lungo corso e anche un bel po' imbarazzante per il governo Prodi.
L'esenzione dal pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa è stata varata nel '92, bocciata da una sentenza della Consulta nel 2004, ripescata dal governo Berlusconi nella Finanziaria 2006 e "denunciata" una prima volta dall'Ue in un'apposita lettera al governo italiano a febbraio dell'anno scorso. Nel frattempo ci sono state le elezioni: il governo Prodi risponde all'Unione con il decreto Bersani che stabilisce l'esenzione dal pagamento dell'Ici per gli immobili della Chiesa con attività «non esclusivamente commerciali». Problema risolto? Non proprio. Visto che lo stesso ministero del Tesoro italiano mette in piedi, a ottobre del 2006, una commissione di studio - guidata dall'ex presidente dell'Antitrust Giuseppe Tesauro - per far luce sulle «difficoltà interpretative» del dl Bersani in fatto di regime fiscale della Chiesa. L'espressione attività «non esclusivamente commerciali», infatti, determina innumerevoli pieghe legislative grazie alle quali la Chiesa può evitare di pagare l'Ici allo Stato Italiano. «E' sufficiente che nei pressi di un cinema, un negozio o un centro vacanze gestito dalla Chiesa ci sia un luogo di culto per beneficiare dell'esenzione dal pagamento dell'Ici», dice Carlo Pontesilli, fiscalista che con Maurizio Turco (deputato della Rosa nel Pugno e, fino al 2006, europarlamentare Radicale) ha curato i dossier inviati sul caso alla Commissione Ue. Per evitare ambiguità, sarebbe stato sufficiente che il decreto Bersani stabilisse i vantaggi sull'Ici per i luoghi esclusivamente di culto, ma non è andata così, per le evidente spinte centriste e cattoliche nel centrosinistra. Succede dunque che a gennaio 2007 l'Ue invia una nuova lettera al governo italiano, chiedendo chiarimenti sulla commissione istituita al ministero, succede che il governo italiano risponde con una nuova missiva nella primavera scorsa, che Tesauro ha terminato i lavori in commissione ma non ha ancora redatto una relazione conclusiva. «Perchè non sa che dire, o meglio lo sa ma non può - è il giudizio di Pontesilli - la commissione voleva risolvere i problemi interpretativi con semplici circolari ministeriali. Si sono resi conto invece che la norma stessa andrebbe modificata con un nuovo intervento legislativo, ma sanno che questa maggioranza non lo consentirebbe...». Da qui la nuova presa di posizione della commissaria Ue per la concorrenza Neelie Kroes, che, annuncia il suo portavoce Jonathan Todd, chiederà «informazioni supplementari» al governo italiano, anche se non ha ancora deciso se aprire un'indagine: se lo facesse, sarebbe comunque la prima volta che l'antitrust europeo indaga sulla Chiesa Cattolica in Italia. «Siamo ancora alla fase del carteggio - dice Turco - il punto è che i vantaggi fiscali per la Chiesa non riguardano solo l'Ici, ma anche l'Ires, tassa sulla quale gli enti ecclesiastici beneficiano di una riduzione del 50 per cento».
La mossa di Bruxelles scatena in Italia il solito balletto politico. Il Vaticano impreca, con un editoriale di Famiglia Cristiana («Le mense della Caritas non sono ristoranti») e un intervento del segretario della Cei, Mons. Giuseppe Betori, su Avvenire : «Il privilegio non c'è. Sarebbe incongruo che lo Stato gravasse quelle realtà, ecclesiali e non, che perseguono fini di interesse collettivo». Forza Italia (come l'ex di An Storace) vede dietro la mossa dell'Ue le manovre anti-clericali di taluni «alleati di Prodi», l'Udc bolla come «gravi e inqualificabili le interferenze dell'Ue», la Lega non si esprime e resta occupata nei propri progetti di sciopero fiscale. Nel centrosinistra, immediata la levata di scudi della teodem Binetti («Qualsiasi risorsa ricevuta dalla Chiesa è investita in opere di servizio»), il ministro Mastella parla di «carattere pretestuoso» delle segnalazioni dell'Ue, mentre il ministro Damiano si dissocia: «La penso ancora come Cavour», dice citando il conte Camillo Benso che volle la tassazione dei beni ecclesiastici poi abolita da De Gasperi.
Resta da capire come il governo Prodi risponderà alle nuove sollecitazioni di Bruxelles. La ministra per le Politiche Europee Emma Bonino assicura che il governo esaminerà le «ulteriori richieste di informazioni della Commissione» e avverte: «Se l'iter avesse esito sfavorevole, l'Italia rischierebbe una proceduta di infrazione». Secondo il fiscalista Pontesilli «su base catastale, la stima di gettito fiscale da pagamento dell'Ici per gli immobili della Chiesa sarebbe pari a circa un miliardo di euro l'anno: altro che Finanziaria!».

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