lunedì 17 dicembre 2007

La Ue: sgravi alla Chiesa, l'Italia spieghi

La Ue: sgravi alla Chiesa, l'Italia spieghi

Corriere della Sera del 29 agosto 2007, pag. 6

di Alessandra Coppola

«Vantaggi fiscali delle chiese italiane»: la Com­missione europea si prepara a chiedere al governo Prodi «in­formazioni supplementari». E a valutare l'ipotesi di aprire un'inchiesta per aiuti di Stato illegali. Lo annuncia ieri matti­na a Bruxelles il portavoce del­la Commissaria alla Concorren­za Neelie Kroes. E a Roma si ag­giunge un nuovo atto a una polemica che era già in scena.



Nel mirino dell'antitrust c'è l'esenzione dall'Ici (e forse an­che le riduzioni di imposta del 50%) per le attività commerciali svolte da confessioni religio­se e onlus. La prima richiesta di informazioni risale a giugno 2006 su segnalazione di alcuni «soggetti italiani» che Bruxel­les protegge con l'anonimato. Benché la domanda arrivi al ne­oeletto governo Prodi, il riferi­mento è alla Finanziaria chiusa dall'esecutivo Berlusconi il 2 dicembre 2005, con la qua­le — contraddicendo una precedente sentenza della Cassazione che dava torto alla Chiesa sull'interpretazione della legge istituti­va dell'Ici del '92 — sono esentati dall'imposta co­munale tutti gli immobi­li di proprietà degli enti ecclesiastici «anche se destinati ad attività commerciali». Pen­sionati, ristoranti, cliniche, uni­versità e così via, per un buco complessivo nelle casse comu­nali che l'Anci calcola in 700 mi­lioni di euro.



Il governo Prodi promette di intervenire. Il primo decreto Bersani ripristina il pagamen­to dell'imposta, ma lo limita agli immobili della Chiesa «in cui vengano svolte at­tività esclusivamente commerciali». La chiave è nel­l'avverbio: basta la presenza di una struttura minima destina­ta ad attività religiose e scatta l'esenzione. Di qui la nuova ri­chiesta di Bruxelles. Dal mini­stero delle Politiche europee a Roma replicano che il governo la «esaminerà». Già una prima risposta era partita in primave­ra. Probabilmente ritenuta «insufficiente», spiega il portavo­ce del ministro Emma Bonino: l'Italia ora rischia una procedura di infrazione «proprio quan­do si è finalmente riusciti a ridurne il numero».


«Attacchi insistenti e pretestuosi — reagisce il presi­dente della Cei, monsignor Angelo Bagnasco —: le azio­ni della Chiesa so­no a beneficio della società». Trasversa­li gli interventi in difesa. A partire dal Guardasigil­li Clemente Mastella, che teme il «polverone anticlericale»: l'esenzione si applica a «tutti gli enti no profit — spiega —, mentre pagano Ilei strutture alberghiere, ristoranti e negozi di proprietà di enti ecclesiasti­ci». «Piuttosto che prendersela con la Chiesa — aggiunge il mi­nistro Antonio Di Pietro—l'Ue farebbe bene a dare disposizio­ni in merito ai paradisi fiscali come il Benelux». Maurizio Gasparri (An) parla di «incredibi­le offensiva». Maurizio Lupi (Fi) chiede a Prodi di prendere le distanze «dagli anticlericali nella sua coalizione». «Anate­ma — lancia Roberto Calderoli (Lega) —. Io scomunicherei l'Unione Europea e chi la so­stiene». Con i Radicali sono in­vece soddisfatti i Verdi: «Si con­ferma la necessità di un tavolo bilaterale Stato-Vaticano», ri­badisce il sottosegretario al­l'Economia Paolo Cento.

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