sabato 15 dicembre 2007

Pillola, il Papa chiama i farmacisti alla rivolta

Pillola, il Papa chiama i farmacisti alla rivolta

L'Unità del 30 ottobre 2007, pag. 8

di Roberto Monteforte

Obiezione di coscienza per i farmacisti in caso di medicine la cui somministrazione può portare all’aborto o all’eutanasia. La invoca Benedetto XVI per il quale, in caso di medicine «con scopi immorali», come la RU486 la «pillola del giorno dopo», sarebbe questo un «diritto riconosciuto». Lo ha affermato il Papa ricevendo in udienza i partecipanti al congresso internazionale dei farmacisti cattolici. Papa Ratzinger ha anche ribadito come il diritto alle cure deve essere garantito a tutti, soprattutto agli indigenti e ai Paesi più poveri e ancora che scienza e ricerca siano per il «benessere» delle persone, prima che per il progresso scientifico.



Un tema controverso quello posto dal Papa. Perché l’obiezione di coscienza per i farmacisti, «importanti intermediari tra i medici e i pazienti», che il pontefice ha invitato a far «conoscere le implicazioni etiche di alcuni farmaci», non è garantito dalla legge. Ma Ratzinger insiste, rilanciando la posizione già espressa lo scorso marzo dalla Pontificia Accademia per la Vita che invitava all’obiezione operatori sanitari, magistrati e dipendenti pubblici e parlamentari quando è in discussione il diritto alla vita. «In questo campo non è possibile anestetizzare le coscienze, per esempio circa gli effetti di molecole che hanno lo scopo di evitare l’annidamento di un embrione o di cancellare la vita di una persona». «Il farmacista - sostiene Benedetto XVI - deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità, perché ogni essere sia protetto dalla concepimento fino alla morte naturale e perché i farmaci svolgano davvero il proprio ruolo terapeutico».



Una posizione che è stata apprezzata dal presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), Giacomo Leopardi, che si augura che il ddl in merito, fermo alla Camera, «venga approvato al più presto». Leopardi, sottolinea come in Italia «molti farmacisti ritengono di essere equiparabili ai medici quanto a diritto all’obiezione di coscienza», ma ricorda come nei fatti «le cose vanno diversamente» perché - spiega «se c’è una prescrizione del medico il farmacista deve consegnare il farmaco».



«Siamo intransigenti sull’obiezione di coscienza perché è una posizione a difesa della vita» aggiunge Pietro Uroda, presidente dei farmacisti cattolici riuniti in congresso. In particolare si scaglia contro la Ru486 «pillola del giorno dopo», che definisce «abortiva» e non contraccettiva. Quindi ha indicato i possibili appigli legali cui i farmacisti potrebbero riferirsi per fare già oggi obiezione di coscienza. Mentre esprime più cautela verso la vendita dei contraccettivi femminili e i preservativi.



«Non possiamo fare gli obiettori di coscienza senza una modifica della legge». E il commento di Franco Caprino, segretario nazionale di Federfarma, che suona come una risposta al Papa e a chi ha fatto propria la linea del Vaticano. «I farmacisti - spiega sono costretti, dietro prescrizione medica, a consegnare il farmaco o a procurarlo, se non disponibile, nel più breve tempo possibile. Se non si modifica l’articolo 38 del testo unico delle leggi sanitarie non si può fare altrimenti».


«Benedetto XVI sa di essere in difficoltà sui diritti civili in tutto il mondo e per questo si riduce a invocare l’obiezione dei farmacisti come ultima spiaggia per ricattare i Governi e imporre ai cattolici la propria volontà» è il commento di Silvio Viale, medico e dirigente radicale.

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