venerdì 14 dicembre 2007

Se l'oratorio diventa una tv

Se l'oratorio diventa una tv

La Stampa del 3 dicembre 2007, pag. 18

di F. Di Giacomo, G. Galeazzi

La Chiesa italiana parla glocal, un glocal ancora un po’ bambino, ma già molto efficace. Il boom dei nuovi comunicatori cattolici veri e non dei vanesi con tonaca, agente, ed ufficio stampa, sta emergendo in tutto il Paese, disdegna i grandi network e non ha paura di correre nell’etere, talvolta alla corsara. Il mondo ecclesiale della Penisola sta transitando dai mass media ai community media, ed è facile pronosticare un futuro nell’ambito della comunicazione religiosa e sociale del nostro Paese, che si configurerà come realtà determinante e senza precedenti, caratterizzata da un proliferare di tv e radio in parrocchie ed oratori.



«La rivoluzione della Chiesa che parla "glocal" si fonda sulle innovazioni tecnologiche», spiega don Franco Lever, decano della facoltà di Scienze della comunicazione sociale presso la Pontificia Università Salesiana, teorico e studioso del nuovo fenomeno. In effetti, grazie ai bassi costi delle strumentazioni impiegate e alla qualità che può essere raggiunta, molti lavori «autoprodotti» dalle realtà territoriali della Chiesa vengono trasmesse persino su satellite. Le parrocchie, un tempo regno della macchina da scrivere e del ciclostile, usati per comporre e moltiplicare bollettini, libretti di canti o testi da recitare nei teatrini, hanno scoperto che tv e radio hanno le stesse qualità, sono duttili, economiche e di facile uso.



Ma la novità consiste nella comprensione delle straordinarie potenzialità offerte dal canale di distribuzione. Ormai si entra nel web, ci si collega al sito della parrocchia e si vede il girato che una piccolissima videocamera vi trasferisce in tempo reale. Da alcuni anni, due parrocchie romane, San Frumenzio e Santa Maria della Speranza, raccontano in video la realtà parrocchiale, analizzando l’attività liturgica, la catechesi, l’assistenza ai malati, per documentare come questi momenti di vita siano collegati tra loro. E ancora una volta, come sempre accade con il cristianesimo, dalla chiesa al quartiere il passo è breve.



Don Lever: «con la chiesa glocal, è il vicino che ridiventa enormemente interessante perché il my-media, a differenza dei mass media, non inganna, restituisce capacità di dialogo alla riflessione. La gente ha uno specchio dove guardarsi, gratis e senza manipolazioni o deformazioni. Anche da un punto di vista politico ha una funzione importante, perché un gruppo parrocchiale può riprendere e documentare il degrado del quartiere e renderlo un problema pubblico e di urgenza sociale». Come succede a Prato, con la tv di quartiere fondata da don Enrico Cassanelli nell’oratorio del Centro Giovanile Sant’Anna, in un locale di proprietà della diocesi concesso in comodato dove, un gruppo di giovani realizza programmi per la televisione di quartiere su temi sociali e religiosi. Certamente non facendo politica da palazzo, quella frou frou dei media nazionali, utilizzando la telecamera come strumento della comunità, grazie alla quale è possibile svezzare il mononolio dei mezzi di comunicazione tradizionali.



Annota don Lever: «E non c’è nulla che renda critico lo spettatore o il radioascoltatore quanto diventare operatore. Perché ci si accorge degli inganni mediatici, di quella musica messa lì per tradire o nascondere qualcosa, di una certa inquadratura che può mostrare affollata una sala che affollata non è o, che grazie ad un teleobiettivo invece che ad un grandangolo, una piazza può trasformarsi in un angolo senza dimensioni». Se la comunicazione comunitaria è la nuova missione della Chiesa, la figura dell’animatore della comunicazione è un nuovo importantissimo servizio.



A Roma, l’Università Salesiana ha progettato corsi per creare nelle diocesi equipe progettuali e produttive per tv libere e web-tv. A Bologna, all’Antoniano, i francescani collaborano con l’associazione degli oratori italiani per formare giovani comunicatori della rete Oratv, televisioni e radio on line che trasmettono dai centri ricreativi cattolici. Tanto per saperlo: Oratv, diretta da Marco Bignami, è una «cooperativa cattolica», non raschia un curo dall’otto per mille, è fedele al magistero, forma i giovani di tutta Italia che girano e montano servizi attraverso telecamere e computer per tv di quartiere e radio parrocchiali da Trento a Catania. E sono, ecclesialmente parlando, talmente affidabili che a Pistoia i programmi autoprodotti della tv diocesana «Tvl libera» sono tutti affidati a loro.


Se pensiamo a quanti artisti italiani, da Buazzelli a Baudo, si sono formati nei teatrini parrocchiali e negli oratori, è facile prevedere che dalle community-media della Chiesa proverranno futuri quadri dei media dell’era post-generalista. Nel cielo sopra l’Italia forse si annuncia, il tempo della nuova evangelizzazione.

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